Amici del Sacro Monte

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Carlo Alberto Lotti nel Giardino della Memoria (di Sergio Redaelli)

Targa Carlo Alberti LottiUna lapide per Carlo Alberto Lotti nel vecchio cimiterino di Santa Maria del Monte, ora Giardino della Memoria, tra quelle del professor Salvatore Furia e di don Luigi Bellasio, parroco ottocentesco e maestro di epigrafi che trascorse cinquantadue anni all’ombra del campanile del Bernascone: l’hanno inaugurata gli Amici del Sacro Monte sabato 9 aprile con una raccolta cerimonia a cui hanno partecipato la vedova, signora Renata, il “figlio d’arte” Piero con la moglie Sabrina, la figlia Giulia e la sorella di Piero, Elena, con i figli Alessandro e Valentina.

Il presidente dell’associazione, Ambrogina Zanzi, ha accomunato con un breve e intenso intervento le figure di Lotti e di don Pasquale Macchi, di cui ricorrono i dieci anni dalla morte e che pure è ricordato nel Giardino della Memoria dall’affresco di Mario Alioli che lo ritrae con Giovanni Paolo II: “Due grandi protagonisti – ha detto il presidente – che hanno operato per il rinascimento della Via Sacra, artefici della tutela di un patrimonio d’arte e di fede tra i più belli d’Italia”.

Davanti ad amici e parenti, allo stato maggiore dell’associazione e a uno stuolo di fotografi tra cui il nostro Antonio Zaffaroni e l’onnipresente Annamaria Fumagalli Papi con il fedele cagnolino, sono bastati pochi tratti per ricordare il restauratore scomparso nel 2007 a settantaquattro anni, in un incidente stradale. La Zanzi ha descritto l’appassionato studioso del Sacro Monte, editore, scrittore, giornalista dalla forte vena polemica e irruente protagonista della vita culturale varesina nella seconda metà del secolo scorso: “Tra il 1982 e il 1994 al fianco dell’arciprete già segretario a Roma di papa Montini, sovrintese ai lavori di restauro degli affreschi e delle sculture lungo la Via Sacra e vinse la sua “battaglia”, a volte aspra, con la Soprintendenza riportando le statue ai colori originari del barocco lombardo, che erano stati coperti nell’Otto e Novecento”.

Professionista umile e scrupoloso, Lotti ripulì i colori sovrapposti nel corso dei secoli per tornare, dove possibile, alla pittura originaria. Negli anni Settanta aprì un laboratorio di restauro nel monastero delle Romite e firmò con lo pseudonimo pirandelliano “l’uomo dal fiore in bocca” celebri pagine del quotidiano Il Giornale, concorrente della Prealpina, dedicate alle “grane” della città, con opinioni seguitissime e controcorrente. xxxRiversò infine il suo sapere e l’amore per l’arte in numerose iniziative editoriali e in preziosi libri fra i quali l’accurato “Santa Maria del Monte sopra Varese – Il monte sacro Olona e il Sacro Monte del Rosario”, pubblicato da Silvana Editoriale per il giubileo del duemila, in cui descrisse la storia del borgo e del viale delle cappelle con studi inediti e interessanti approfondimenti storici. Sua è anche l’inchiesta a fascicoli “Madonna del Monte” che poi raccolse in un raro volume. xxxxSalutato da un lungo applauso, don Piero Quattrini, coadiutore dell’arciprete don Erminio Villa, ha benedetto la lapide su cui sono scolpite queste parole: “A ricordo di Carlo Alberto Lotti, restauratore delle cappelle del santuario, cultore del Sacro Monte, gli Amici del Sacro Monte”.

 

Foto di Annamaria Fumagalli

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