Amici del Sacro Monte

Associazione culturale fondata nel 1967

A cura di Sergio Redaelli

Franco Restelli, non solo fotoamatore

Dal Sacro Monte di Varese al campo base dell’Everest, dai villaggi walser alpini alla Terra del Fuoco in Patagonia, dalle Dolomiti a Mosca e S. Pietroburgo: una passione per la fotografia tutta da raccontare.

franco restelliE’ lo “storico” ufficiale di Albizzate. Solo che la storia del suo paese la racconta con le immagini. Ritratti di persone, vecchi cortili, fregi alle finestre dei palazzi e decorazioni sulle facciate delle chiese, simboli religiosi, feste patronali. Nulla sfugge al suo obiettivo, quasi che la macchina fotografica sia il prolungamento degli occhi. Franco Restelli, 80 anni, nato in casa “come usava una volta”, sposato con Angela Caruggi ex maestra di Bosto, padre di Cristina e nonno di Federico, ha lavorato trentasei anni alla Banca Industriale Gallaratese tra Albizzate e Varese. E ha seguito un corso di fotografia di Eugenio Manghi scoprendo, da autodidatta, la passione della vita.

“Con i primi scatti mi è venuta la voglia di viaggiare – confessa - ho infilato gli scarponi da montagna e sono salito in alta Val Badia a caccia di chiesette sperdute tra i boschi e sul monte Rosa in bilico sulla cresta di sud-est, sul Cervino, sul Bernina, sullo Stelvio, in Val d’Aosta sulle tracce dei Walser. Poi nel 1990 ho letto su Lo Scarpone che una guida alpina di Chiavenna, Guido Lisignoli, organizzava una spedizione in Nepal. Mi sono aggregato ed è stato bellissimo. Pagandomi le spese ho affrontato la salita al campo base dell’Everest, in autunno, quando il tempo si stabilizza dopo il monsone ed è più facile respirare. Che cosa mi ha spinto? Il desiderio di documentare ciò che scoprivo, di fare partecipi gli altri di quelle incredibili emozioni. In montagna non ho mai corso pericoli. Ho provato invece tanta gioia”.

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Paolo VI di Bodini in mostra a Legnano

Paolo VI Bodini La locandina della mostraLa statua dei Musei Vaticani per la prima volta in tournée

A poche settimane dalla santificazione di papa Giovanni Battista Montini e a cinquant’anni esatti dalla realizzazione del ritratto, la città di Legnano espone uno dei capolavori della scultura italiana del ‘900, Ritratto di un papa di Floriano Bodini con altre 39 opere dell’artista di Gemonio, bozzetti, incisioni, sculture e 14 fotografie di Pepi Merisio che documentano l’esecuzione della statua. Un appuntamento da non perdere per chi già conosce il pregevole monumento di Montini, nei panni di arcivescovo di Milano, realizzato dallo stesso artista al Sacro Monte di Varese.

Bodini è – insieme ad Augusto Perez e Giuliano Vangi – uno degli ultimi scultori italiani impegnati a dialogare con la tradizione senza aderire alle avanguardie che si delineavano negli stessi anni non solo in Italia. Il 1968 è carico di elementi simbolici a livello sociale e artistico e attesta il consolidamento delle nuove correnti provenienti dagli Stati uniti, la Pop Art, il minimalismo e la performance, nonché l’arte povera.

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Sommaruga, la storia “segreta”

atti convegno architetto Giuseppe SommarugaPresentati gli atti del convegno che si tenne l’anno scorso al Palace

Quali rapporti familiari legavano l’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese? Perché lavorò tanto sulle pendici del Campo dei Fiori fino a costruire quella gigantesca cattedrale del turismo liberty che è il Grand Hotel Tre Croci? E come va considerata quest’opera? È un capolavoro d’inizio ‘900 come sostengono in tanti o un pugno nello stomaco, un insulto alla montagna come afferma non uno qualsiasi ma il soprintendente Luca Rinaldi? Sono quesiti a cui risponde il volume monografico “L’architetto Giuseppe Sommaruga a Varese - Atti del convegno del 7 ottobre 2017 al Palace” (119 pagine, 30 euro), curato da Marco Tamborini per conto della Società Storica Varesina con il contributo di Confcommercio Lombardia, della Soprintendenza alle Belle Arti e della proprietà del Palace.

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