Amici del Sacro Monte

Associazione culturale fondata nel 1967

A cura di Sergio Redaelli

Luca Molinari: "Luci dal lontano universo"

Conversazione del 5 aprile 2014

20140404 LucaMolinari 160x106Se Galileo diede inizio alla moderna ricerca astronomica puntando per la prima volta un cannocchiale verso la volta celeste nel 1609, fu l'astronomo americano Edwin Powell Hubble, negli anni 1924-1929, a rivoluzionare la nostra conoscenza dell'universo. Fu Hubble, infatti, a scoprire l'esistenza di altre galassie oltre la Via Lattea, misurando per la prima volta la distanza di Andromeda: pur essendo visibile a occhio nudo, essa dista 2,3 milioni di anni luce, ben oltre i confini della Via Lattea. Successivamente, osservando le distanze e lo spettro di luce delle galassie, determinò che esse si allontanano da noi con velocità crescenti e che l'universo è in espansione; una scoperta da cui nacque la teoria del Big Bang, cioè di una lontana esplosione che diede origine al movimento delle galassie.
Lo ha spiegato il professor Luca Molinari, vice-presidente della Società Astronomica Schiaparelli e docente di fisica all'Università Statale di Milano, nella conferenza che ha tenuto sabato 5 aprile per gli Amici del Sacro Monte.

"Gran parte del cielo stellato che noi vediamo anche a occhio nudo è dunque rappresentato dai corpi celesti che compongono la Via Lattea di cui la Terra fa parte – dice Molinari - ma molte luci che captano i telescopi sono lontanissime galassie, ben oltre le luci della Via Lattea che occupa il nostro orizzonte visivo perché noi vi siamo dentro. Purtroppo, ai nostri giorni il cielo è sempre più inquinato dalle luci che ci circondano altrimenti, di notte, potremmo scorgere i segnali luminosi di mondi lontani".

URANO E LE NUBI DI MAGELLANO
Sono affascinanti le principali tappe delle conoscenze astronomiche. Molinari cita la scoperta di Urano nel 1781, il settimo pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole, il terzo per diametro, a opera di William Herschel e la costruzione del primo mastodontico telescopio lungo diciassette metri con uno specchio di tre tonnellate che Lord Rosse soprannominò "Il Leviatano" per le sue dimensioni.
Si sofferma sulle curiosità come lo stuolo di signorine e segretarie dell'Osservatorio di Harvard, nel Massachusetts, che intorno al 1900 catalogarono le stelle osservando le prime lastre fotografiche e ricorda l'apporto dell'astronoma statunitense Henrietta Leavitt, sorda, che studiò le Nubi di Magellano e scoprì che misurando la luminosità delle stelle variabili Cefeidi si può risalire alla loro distanza.
Grazie proprio alla relazione distanza-luminosità delle Cefeidi, l'australiano Harlow Shapley riuscì a misurare la distanza di alcuni ammassi globulari e la dimensione della Via Lattea ipotizzandone il diametro in centomila anni luce.
Arriviamo così ad Hubble, l'astronomo del Missouri che utilizzò il grande telescopio ideato da George Ellery Hale sul Monte Wilson, nella contea di San Diego in California, dotato di uno specchio di 2,5 metri, per formulare le sue leggi sulle galassie esterne alla Via Lattea che si allontanano nell'universo in espansione e cambiano colore e brillantezza secondo la velocità e la distanza. Una scoperta che alla fine degli anni venti del secolo scorso finì sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo e gli valse la visita e l'interesse di Albert Einstein.

ASTEROIDI E SUPERNOVAE
Hubble raccolse le sue scoperte nel libro Il Regno delle Galassie. Dopo la guerra inaugurò il grande telescopio da cinque metri di Monte Palomar e, anni dopo, gli fu intitolato l'Hubble Space Telescope che fu lanciato in orbita per osservare la volta celeste fuori dall'atmosfera e studiare l'espansione.
In base alle attuali conoscenze, nell'universo ci sono milioni di galassie, ognuna popolata da molti miliardi di stelle. Se la stella più vicina alla Terra a parte il Sole (che dista otto minuti-luce) è Proxima Centauri, a quarantamila miliardi di chilometri (la sua luce impiega 4,2 anni-luce per raggiungere la Terra), la galassia più lontana che si conosca (2013) dista tredici miliardi di anni luce.
Per utilizzare i grandi telescopi dei più importanti osservatori del mondo, come quelli da otto metri dell'E.S.O. sulla catena andina in Sud America, gli astronomi devono prenotarsi con mesi d'anticipo ed è difficile compiervi osservazioni continuative o estemporanee. Così entrano in campo strutture sussidiarie come l'Osservatorio Schiaparelli del Campo dei Fiori di Varese, fondato dal professor Salvatore Furia nel 1956, che consente ad esempio di studiare con costanza i movimenti degli asteroidi, lo spettro di stelle variabili o le supernovae. Esso inoltre lavora molto con le scuole. Le sue tre cupole sono state visitate lo scorso anno da 3800 studenti.

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