Amici del Sacro Monte A.P.S.

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Risalendo le Cappelle in portantina

Chi era il nobile Gasparo Ghirlanda (1752-1831), avvocato e storico austriacante” che scrisse le Compendiose notizie di Varese e del Sacro Monte

Il prezioso volumetto Compendiose notizie di Varese e de’ luoghi adiacenti compreso il Santuario del Monte appartiene ai prontuari più antichi di S. Maria del Monte. Lo scrisse poco più di duecento anni fa il facoltoso avvocato Gasparo Ghirlanda, latifondista milanese trasferitosi a Varese, poeta e collezionista d’arte. Fu pubblicato nel 1817 da Cesare Orena nella tipografia Malatesta di Milano e ristampato sette volte fino all’edizione speciale dalla Famiglia Bosina nel 1979, in mille esemplari.

Don Gasparo era un “letterato intelligente ed eclettico, scrittore di economia e viaggiatore”, per usare le parole dello storico Emanuele Pagano. (1) A Milano intraprese la carriera fiscale sotto il governo austriaco e fu ispettore generale del fiume Olona. Un “austriacante”, come si diceva allora con un termine spregiativo. Collaborava con l’amministrazione imperiale. Lo si evince dall’ampollosa dedica di un altro suo fortunato libello premiato da dieci ristampe tra il 1773 e il 2005, Negoziazione e nobiltà, offerto “a Sua Eccellenza il Sig. Conte Carlo de Firmian”, ministro plenipotenziario e governatore generale della Lombardia austriaca.

Gasparo era nato il 6 gennaio 1752 da una famiglia nobile milanese, si era distinto negli studi legali fino alla nomina di avvocato fiscale da parte del governo di Milano, aggiunto al procuratore della Camera, poi elevato a regio giudice ispettore generale del dipartimento d’Olona, con residenza in Milano. Era membro del consiglio comunale della città ambrosiana e presidente delle assise comunali di Monza e di Varese. A cui, refrattario alle fatiche, sommava altre cariche. (2).

Nel triennio 1774-76 viaggia in Italia, Francia, Inghilterra, Olanda, Germania e nelle Fiandre ma le trasferte non lo distraggono dagli studi storici-economici. A tempo perso compone poesie che gli valgono nel 1775 l’accoglimento nell’Accademia degli Arcadi a Roma. Nel 1806 pubblica i Componimenti epitalamici e didascalici per le faustissime nozze di Girolamo d’Onigo con Fortunata Cazzaiti.

Targa Luigi SaccoNel 1808 prende casa a Varese nello stabile acquistato dalla famiglia Sacco di fianco al Palazzo Estense dove il 9 marzo 1769 era nato Luigi, futuro medico epidemiologo, fautore della vaccinazione antivaiolosa (evento ricordato da una targa, poi rimossa, dall’edificio che oggi ospita la Banca d’Italia). In città conta già molte amicizie sin dai tempi milanesi. Frequenta in particolare il nobile Gian Antonio Albuzzi, benefattore dello Spedale dei Poveri e autore della Serie delle vite e ritratti dei pittori lombardi. Entrambi collezionano arte e l’Albuzzi lascerà all’amico, suo esecutore testamentario, due opere del pittore Pietro Antonio Magatti (la Partenza e il Ritorno del figliol prodigo) loro contemporaneo, noto pittore di figure, uno dei maggiori artisti varesini del Settecento. (3).

L’avvocato è curioso, ama fare gite fuori porta e documentarsi sulle bellezze naturali e storico-artistiche locali. Il prodotto di questa passione non tarda a venire alla luce, è il libro Compendiose notizie di Varese e dei luoghi adjacenti, compreso il santuario del Monte che pubblica nel 1817 con una sensibilità già romantica, rivolgendosi ai viaggiatori eruditi al tempo delle villeggiature delle famiglie aristocratiche milanesi. A Varese si è da poco conclusa l’epoca d’oro della corte del duca Francesco III d’Este.

L’opera gode subito di una discreta notorietà e sarà ricordata dallo storico Luigi Brambilla in Varese e suo circondario, edito dalla Tipografia Ubicini nel 1874. Brambilla sottolinea l’origine nobiliare della famiglia e i cospicui possedimenti che detiene all’ombra delle Prealpi: “Altri membri della casa Ghirlanda meritevoli di ricordo – scrive - sono Filippo primate del Seprio nel 1285, Nicolò questore del Magistrato straordinario nel 1507 e Francesco Maria, cappuccino, rinomato oratore, predicatore apostolico, destinato alla tiara che cambiò colla immortale corona, prima del 1666. I signori Ghirlanda possedevano una buona raccolta di dipinti della scuola lombarda ed una ricca collezione di lapidi romane di Giove, Nettuno, Silvano, Antonino Pio rinvenute nel circondario. Tali lapidi vennero disperse ed ora non ne rimangono che due nel Museo Patrio di Varese”. (4).

Don Gasparo non è geloso dei propri studi e aiuta un altro amico, il conte Pompeo Litta, a compilare il catalogo delle Famiglie Celebri Italiane fornendogli notizie su alcune di esse. Intanto alleva bachi da seta nelle sue proprietà terriere nel Milanese e spedisce il fattore Pietro Borgonuovo di Brughè dal conte Vincenzo Dandolo a Varano Borghi per imparare a ben governare i laboriosi “produttori” della seta. (5).

Il conte Dandolo, veneziano di idee napoleoniche trapiantato a Varese, è un appassionato studioso dei problemi dell’agricoltura e un abile affarista, astuto e spregiudicato speculatore. A Varano ha acquistato dalla famiglia Borghi parte della villa padronale e i terreni circostanti dove sperimenta le proprie teorie agronomiche, ricavandone istruzioni per i proprietari che vogliono cimentarsi nella coltivazione della vite, nell’allevamento delle greggi e dei bachi da seta. (6).

Tra i suoi “clienti” c’è l’avvocato milanese e il conte lo cita nel libro Il buon governo dei bachi da seta dimostrato col giornale delle bigattiere.

Al termine di una vita indaffarata e produttiva, Gasparo muore il 23 aprile 1831 quando ha da poco compiuti ottant’anni. Le sue Compendiose notizie restano a documentare l’amore per Varese e i dintorni. Il libro, 104 pagine, si apre con la dedica all’amico don Giuseppe Biumi della Torre, datata Milano 5 giugno 1817 e dopo un veloce excursus sulle bellezze naturalistiche, elenca in ordine alfabetico i personaggi e le famiglie illustri di Varese, artisti, religiosi, magistrati, nobili, militari, amministratori, tipografi, medici, matematici.

Descrive la città dalle origini a quando contava ottomila abitanti e ospitava ottanta famiglie nobili, disponeva di cinquanta fra osterie, alloggi e bettole, di botteghe di pane venale (a pagamento), macellai, pizzicagnoli, droghieri e pasticceri. Curioso di tutto, don Gasparo racconta le cento chiese di Varese, la basilica di S. Vittore che in origine, secondo lui, era un tempio dedicato a Giove, gli altari, le reliquie, le torri, le fabbricerie. Illustra il teatro del 1791 disegnato dall’ingegner Ottavio Torelli “con i palchi ben addobbati” e i moderni locali del caffè e del bigliardo, l’ospedale Nifontano (delle nove fontane) per gli infermi, gli invalidi e i pazzi, i collegi, i monasteri, i cortili e le strade.

Una città attiva, ricca e artigiana. L’avvocato-scrittore annota che Eugenio Biroldi fabbricava rinomati organi, il sacerdote Aquilino Pelliti intagliava clavicembali, Giuseppe e Giovanni Bizzozero, padre e figlio, foggiavano campane.

Carrozze e portantine da e per il Sacro Monte (F. Lose, Madonna del M. presso Varese, 1820)Nel libro c’è spazio per le ville che ingentiliscono le castellanze, per i dolci e verdeggianti colli, i rustici, i parchi, i giardini e le vie di comunicazione che da Varese s’irraggiano verso i laghi e le valli. “L’aria è ovunque fine e salubre – scrive l’autore – fertile il terreno, saporiti i prodotti, aperti gli ingegni, socievoli ed ospitali gli abitanti, sicché il topografo Nicolò Sormani non dubitò di chiamare questo Paese la bella Tempe d’Italia”.

Ed ecco finalmente il Sacro Monte. Da S. Ambrogio il viaggiatore sale a Robarello, lascia la carrozza in una “decente osteria”, prosegue a cavallo, in sedia portatile o a piedi oltrepassando Fogliaro fino ad imboccare il viale delle Cappelle che s’inerpica verso S. Maria del Monte. Cappella dopo cappella, mistero per mistero, don Gasparo fornisce informazioni storiche e artistiche, nomina gli architetti, gli scultori, i pittori e descrive lo strappo finale: “Faticosa – scrive – riesce l’ultima salita né può essere altrimenti perché l’erta superior parte del monte più non ammette giri. Lo stradone però conserva l’accostumata maestosa ampiezza, né si scema dappoi finché l’occhio lo segue. Quivi si sta ora costruendo magnifica bene architettata prospettiva, che a’ pellegrini, soliti a posare in questo luogo, somministrerà grato rinfresco di limpidi acque”.

L’avvocato-scrittore indugia sulla descrizione del santuario: “La volta e le arcate delle navi – scrive – sono sovracaricate di stucchi dorati e di dipinture, tra le quali scorgonsi gli stemmi di Ludovico Maria Sforza che verso il 1497 la ridusse allo stato attuale”. Visita la sagrestia, ammira l’organo “de’ più stimati e sonori fra gli antichi”, la solidissima torre delle campane, la foresteria delle monache, il monastero “in cui trovasi nulla di rimarchevole – annota Gasparo - ché di eremo ha le forme, se non alcune buone pitture nel refettorio” e l’antichissima torre degli ariani.

Il libro si chiude con la particolareggiata citazione delle fonti da cui Ghirlanda ha tratto le notizie di Varese, Carlo Amoretti, Domenico Bigiogero, Bernardino Corio, Giorgio Giulini, Paolo Morigia, Nicolò Sormani, Cesare Tettamantio, Pietro Verri e tanti altri. In tutto una settantina di referenze fra pergamene, cronache manoscritte, libri a stampa, documenti d’archivio, diplomi, iscrizioni, abbeccedari pittorici, statuti, studi topografici, storie ed annali.

Sergio Redaelli

NOTE

(1) Pagano E., Il comune di Milano nell’età napoleonica (1800-1814), Vita e Pensiero Università, Storia-Ricerche, 2002, p. 121.

(2) Cusani F., Storia di Milano dall’origine a’ nostri giorni, volume settimo, tratto da documenti ufficiali e da cronache inedite, Tipografia Fratelli Borroni, Verziere n. 4, Milano 1873, p. 186-187n.

(3) Facchin L., L’abate varesino Giovanni Antonio Francesco Albuzzi: conoscitore e critico d’arte, in Rivista della Società Storica Varesina, fascicolo XXV, Varese 2008, p. 49.

(4) Brambilla L., Varese e suo circondario, primo volume, Tipografia Ubicini, Varese 1874, p. 98.

(5) Dandolo V., Il buon governo dei bachi da seta dimostrato col giornale delle bigattiere, Tipografia Sonzogno & Compagni, Milano 1816, p. 15.

(6) Redaelli S., La stoffa dei Borghi, patrioti e imprenditori della dinastia del cotone, Pro Loco, Varano Borghi 2011, pp. 21-28.

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