Amici del Sacro Monte A.P.S.

Associazione culturale fondata nel 1967

L'arciprete che componeva poesie

Angelo Del Frate (1864-1954) rimase trenta tre anni a S. Maria del Monte e dedicò un libro al santuario e un altro al monastero delle romite agostiniane

Una vecchia foto in bianco e nero, pubblicata nel 1992 sulla rivista Madonna del Monte, lo ritrae seduto di fianco al cardinale di Pisa, Pietro Maffi, in visita alla casa-museo di Lodovico Pogliaghi a S. Maria del Monte. (1) Fu scattata nel mese di gennaio del 1927 ed è una rara immagine di Angelo Del Frate (1864-1954), il sacerdote che ricoprì la carica di arciprete al Sacro Monte di Varese per trenta tre anni, dal 1916 al 1949. Lasciò l’incarico alla vigilia del nuovo decennio “a causa degli acciacchi che ormai l’età rendeva sempre più fastidiosi. Ma al Sacro Monte rimase sino al momento della morte, avvenuta domenica 28 febbraio 1954”. (2)

Angelo Del Frate era un varesino doc. Era nato a S. Ambrogio Olona il 19 dicembre 1864, ultimo dei dodici figli di papà Giacomo e mamma Carolina. Aveva studiato al collegio Colombo in viale Aguggiari, allievo dello storico varesino Luigi Borri e all’istituto Villoresi di Monza, prima di assecondare la propria vocazione religiosa entrando in seminario a Milano. Fu ordinato prete il 21 settembre 1889 e subito nominato coadiutore a Casbeno, poi parroco fino al 1908. A Casbeno restaurò e ampliò la chiesa, fece costruire l’asilo infantile e contribuì a fondare la locale cooperativa. Per altri otto anni fu vicario foraneo a Sesto Calende, fino al 1916. Domenica 1 luglio 1916 fece finalmente il suo ingresso a S. Maria del Monte come rettore del santuario. Il luogo a cui avrebbe dedicato il resto della vita e non solo come sacerdote. (3)

Marianna du la vall

Rapito della bellezza del luogo don Angelo si scoprì studioso di storia e appassionato d’arte. Tanto da dedicare due libri a S. Maria del Monte, Il monastero delle agostiniane ambrosiane sul Sacro Monte di Varese - Memorie storiche (Arti Grafiche Varesine, Varese 1922, pp. 93) e Il Santuario del Sacro Monte sopra Varese, cenni e spiegazioni popolari (La Modernografica, Varese 1924, pp. 112), entrambi più volte ristampati. Due pubblicazioni oggi rare, rintracciabili nelle librerie antiquarie o nelle biblioteche pubbliche. Per non parlare della raccolta Memorie Popolari Varesine e delle poesie in dialetto che l’arciprete, amico di Speri Della Chiesa, pubblicò per un certo periodo di tempo sul Luce con lo pseudonimo di La marianna du la vall. Principale fonte d’ispirazione, neanche a dirlo, il Sacro Monte. Come in questa rima dedicata alle campane di Varese:

Disîi quel che vorîi, ma i nost campannlibro del monastero
Inn propri i pusèe bei de Lombardia!
Che Monza, che Milan, tut vôs de rann
Confront ai noster, pièn de melodia!

Sentii in certi fest denter per l'ann
Quand vann giò tutt insemma in allegria!
Prima quei piscinin, poeû quei mezzann
Poeû 'l campanon, poeû tucc… e via… e via…

Paren un orghen fâa dal Bernascon!
Paren un côr che canta sta canzon:
El noster pà Bizzozer l'ha mandâa

Tanti noster sorell in cent paës
Ma nun che semm i capp, semm chi restâa
Perchè tutt i robb bei stann a Vares!

Perchè Vares l'è propri un mazz de fiôr
Bell in tuscoss… e nun ghe femm l'amôr!

Celebri Campanari

Era la Varese d’inizio Novecento. “Dite quello che volete ma le nostre campane sono le più belle della Lombardia. Ma quale Monza, quale Milano, in confronto alle nostre, piene di melodia, sono tutte voci di rane”. Quali erano le campane che don Angelo si commuoveva a sentir suonare? Le quattro più grandi risalivano al 1791, fuse nel laboratorio di Pietro Luigi Comerio a Malnate. Una quinta si era incrinata nel 1830 ed era stata sostituita da Felice Bizzozero, un altro maestro della tradizione campanaria varesina che teneva bottega in via Morosini. Le altre tre risalivano al secolo successivo, foggiate nel 1939 dalla ditta Angelo Bianchi & Figli che aveva ereditato la fonderia di Felice Bizzozero (autore anche della campanella di richiamo fusa nel 1859, l’anno della battaglia di Varese, con l’iscrizione Sancta Maria ora pro nobis).

4 La campanella di richiamo fusa nel 1859 da Felice Bizzozero con l'iscrizione  Sancta Maria ora pro nobis Oggi le cose sono cambiate rispetto ai tempi di Del Frate. Il suono che s’irradia dal campanile del Bernascone all’incantevole presepio della Rasa, a fondovalle, non è più merito del campanaro che tira vigorosamente la corda, ma di un impianto elettrico. A far vibrare le storiche campane è un computer nascosto in sacrestia, basta premere il pulsante e il motore mette in moto la catena collegata alle ruote della cella campanaria. L’emozione di chi ascolta è però la stessa di una volta e al richiamo di S. Maria del Monte rispondono i rintocchi di S. Sebastiano a Bregazzana, di S. Stefano a Velate, S. Giovanni Battista a Induno Olona, dei SS. Pietro e Paolo a Masnago. Di borgo in borgo, di campanile in campanile, il concerto segnala la presenza delle diverse comunità dei fedeli e il suono si propaga all’Angelus mattina e sera, all’Ave Maria di mezzogiorno e alle suonate liturgiche nei giorni di festa.

Il libretto Il Santuario del Sacro Monte è una miniera di notizie curiose, di aneddoti e documenti rintracciati negli archivi con la tenacia del topo di biblioteca. A cominciare dall’elenco inedito e critico degli arcipreti, vicari e rettori di S. Maria del Monte la cui lunga e tribolata storia don Angelo riassume così: “Il titolo di arciprete fu levato nel 1517 e sostituito da quello di vicario, poi vicario rettore (1552), vicario perpetuo (1583), parroco rettore (1802) e ridonato a chi regge questa chiesa nel 1905. Il titolo fu allora riconsegnato alla figura dell’arciprete”. (4)

Cardinale Stampa

Un esempio di precisione nel ricostruire gli avvenimenti significativi del santuario, don Angelo lo fornisce nelle Appendici, dove racconta che il cardinale Carlo Gaetano Stampa il 5 luglio 1739 celebrò la festa per l’incoronazione della statua della Madonna. La badessa Maria Domitilla Frasconi aveva ottenuto dal Capitolo di S. Pietro la corona d’oro destinata a un santuario dedicato alla Beata Vergine. L’artista Giuseppe Baroffio aveva costruito un monumento provvisorio a quattro arcate e colonne su una terrazza ottagonale con quattro scalinate d’accesso. Le colonne e i pilastri reggevano una cupola, sopra la quale gli angeli portavano una corona e altre statue di angeli decoravano le balaustre.

La cronaca di don Angelo, oltre due secoli dopo, sembra il resoconto di un reporter: “La domenica 5 luglio – scrive - la statua della Madonna fu tolta dall’altare e portata da quattro sacerdoti in piviale, sotto il baldacchino tenuto da spiccate notabilità, fu collocata sulla gran macchina preparata in piazza, alta così che si potesse vedere dalle migliaia e migliaia di persone radunate sulla cima e sul pendio del monte. Il cardinale Stampa, pur ammalato, contro il parere dei medici aveva voluto recarsi sul monte a quell’atto solenne di devozione alla Vergine santa. Lo assistevano parecchi vescovi e monsignori. Certo, dev’essere stato un momento di commozione, quando quella moltitudine sterminata di popolo, unita allo squillo delle trombe ed al suono delle campane, inneggiò, nel più vivo entusiasmo, alla Vergine Incoronata”. (5)

Sempre preciso e scrupoloso, don Angelo spiega nel libro dedicato alle romite il ruolo avuto dal vicario perpetuo in occasione della drammatica soppressione del monastero di S. Maria del Monte nel 1798, decretata dalla Repubblica Cisalpina al tempo di Napoleone Bonaparte. Accanto alle monache al momento del “fattal colpo”, come lo definì la scrivana delle monache nel Chronicon, si trovava il sacerdote Giuseppe Bellasio che, nato al Sacro Monte e ad esso legatissimo, non si perse d’animo di fronte alle difficoltà.

Spari a Don Luigi

Scrive del Frate: “Coadiutore del vecchio curato Crugnola, il Bellasio aveva solo trent’anni quando avveniva la catastrofe della soppressione del monastero. Succeduto alla cura nell’aprile del 1801, tentò con ogni mezzo che la vicaria fosse costituita in parrocchia e divenne il primo parroco il 30 gennaio 1802”. (6) Gli subentrò il nipote Luigi Bellasio, uomo “dottissimo, maestro nel dettare epigrafi e come lo zio Giuseppe profuse il suo largo censo a decoro del santuario”.

Ancora una volta Del Frate si rivela un bravo “cronista” collegando il personaggio a un fattaccio di nera ricordato nell’epigrafe che sta sotto il crocifisso sulla scala che dalla canonica porta al santuario. Spiega l’iscrizione: “La mattina del venerdì 13 gennaio 1883 il venerando parroco rettore don Luigi Bellasio scendeva per questa scala e dall’alto un assassino gli sparava contro un colpo di pistola. In quel momento il pio sacerdote piegava la testa per riverenza alla croce e la palla gli passava sopra. L’inchino al crocifisso lo aveva salvato”. (7)

Nei cenni e spiegazioni popolari che si riferiscono alla chiesa parrocchiale di S. Maria del Monte, don Angelo fornisce una quantità di notizie succose, dalla visita al Sacro Monte di Ippolita Sforza il 19 maggio 1462 al dono di una lampada nel 1599 da parte della regina Margherita d’Austria; dalle visite di Ludovico Il Moro, la prima delle quali sotto una fitta nevicata, al pellegrinaggio di Antonio Rosmini, amico fraterno di Alessandro Manzoni a quelle del cardinale Ildefonso Schuster. E conclude con una serie di preghiere e poesie dedicate al santuario e al Monte Orona. Del Frate fu infine nominato Cavaliere della Corona d’Italia l’11 febbraio 1922, divenne monsignore il 9 luglio 1946 e si ammalò nel 1952 con un primo attacco di paralisi. Morì due anni dopo ed è sepolto nel piccolo cimitero in cima alla montagna.

Sergio Redaelli

NOTE

(1) Lotti C.A., Un milanese a Santa Maria del Monte: Ludovico Pogliaghi, in Madonna del Monte, n. 7, nov.-dicembre 1992, Editore C.A. Lotti, p. V.
(2) Lodi M., Negri L., C’erano una volta, novantuno protagonisti della storia di Varese, Ask Edizioni, Varese 1989, pp. 80-81.
(3) Romite dell’Ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus, Il Monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese, Nicolini Editore, 2006 Varese, p. 219n.
(4) Del Frate A., Il Santuario del Sacro Monte sopra Varese, cenni e spiegazioni popolari, La Modernografica, Varese, 1948, p.10. Elenco inedito alle pp. 71-74.
(5) Ibid., pp.86-87. La corona originale sarà asportata durante la Repubblica Cisalpina e sul capo della Vergine ne sarà messa un’altra in oro che, a sua volta, fu rubata nel maggio 1983. I ladri, resisi conto del limitato valore, se ne disfecero preferendo impossessarsi dei due angeli in argento massiccio collocati ai lati della corona. Restaurata, la corona tornò al suo posto quando, il 18 giugno dello stesso anno, il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, rincoronò solennemente la Madonna del Monte.
6) Del Frate A., Il monastero delle agostiniane ambrosiane sul Sacro Monte di Varese, memorie storiche, Arti Grafiche Varesine, 1922, p. 74.
7) Del Frate A., Il Santuario, op. cit., p.86.

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