Amici del Sacro Monte A.P.S.

Associazione culturale fondata nel 1967

La cartina quattrocentesca

Il Macaneo (1450-1530) pubblicò nel 1490 la Corographya Verbani Lacus dove compare per la prima volta la Madona del Monte, abbreviata in M. Mo.

La Corographya Verbani Lacus è uno dei più antichi studi cartografici dell’area verbanese e dintorni, il primo dove è segnata la posizione del borgo di S. Maria del Monte con il toponimo Madona Monte, abbreviato per scarsità di spazio in M. Mo. (1) L’opera ha una storia avventurosa che tra poco racconteremo. La pubblicò l’umanista Domenico della Bella nell’estate del 1490, oltre cinquecento anni fa, mentre si trovava in vacanza a Maccagno, il suo paese natale, per sfuggire alla canicola di Milano dove allora insegnava. Domenico era nato nel 1450 nella frazione inferiore di Maccagno e morì nel 1530.

Frequentò la scuola di Cola Montano a Milano dove fu docente di lettere e precettore del figlio di Gaspare Visconti, gentiluomo di corte e diplomatico degli Sforza, oltre che letterato e poeta di buona fama. Si trasferì in seguito a Torino dove insegnò nello Studio di quella città prima di diventare storiografo ufficiale di casa Savoia. In onore del paese d’origine in riva al lago Maggiore, a cui era molto affezionato, assunse il nome accademico di Macaneo.

La Corographya è la sua opera più celebre, nata per illustrare le meraviglie del Verbano che la letteratura dell’epoca ingiustamente trascurava. (2) Il volumetto, di piccole dimensioni, stampato a Milano da Ulrico Scinzenzeler, descrive dal punto di vista fisico e geografico il lago Maggiore, cita borghi e villaggi delle due sponde, enumera i fiumi che sboccano nel lago, nomina le cave di minerali della regione circostante, le valli, i laghi vicini, il corso del Ticino, il Naviglio Grande e perfino l’agro di Vigevano.

Piaghe e cancrene

Fornisce gustose notizie sugli usi, i costumi e i prodotti della regione ma a renderlo prezioso è la carta geografica del Verbano e di una vasta zona circostante, che lo correda. Abile cartografo e geografo, il Macaneo calcola con precisione le misure del lago Maggiore ed è altrettanto puntiglioso nelle indicazioni dei luoghi. “La qualità del documento – spiega Cristian Scapozza, presidente della società svizzera di geomorfologia - è degna di nota in quanto è esattamente orientata a nord come nell’uso moderno e i rapporti dimensionali si discostano poco dalla realtà, ciò che permette di considerate questa tavola corografica come una vera e propria carta geografica in scala 1:300.000 circa”. (3)

Del Sacro Monte di Varese, Macaneo descrive con efficacia la folla di pellegrini che accorre nel santuario in cerca dell’unica consolazione possibile di fronte a una grave sventura, ricorrere alla grazia divina per intercessione della Madonna e dei santi: “Sopra Varese si alza un monte selvaggio sulla cui vetta, a quattro miglia dall’abitato di Varese, sorge un tempio dedicato alla Madonna santissima, oggetto di grande devozione a motivo dei portentosi miracoli che vi avvengono. Quivi incessantemente da ogni parte d’Italia accorre gente a sciogliere voti. È motivo di grande meraviglia l’osservare i doni d’oro e d’argento, i ceri sospesi alla volta o esposti sulle pareti, gli ex voto dei malati ivi risanati e di coloro che ottennero la liberazione dalle catene del carcere. E ancora degli sciancati subitamente rinvigoriti con la preghiera (e non già con gli scongiuri da Catone suggeriti nella sua Agricoltura) che ottennero la guarigione da piaghe, ascessi, cancrene e da ogni tipo di grave malanno”.

Colpo di fortuna

Si diceva che questo libriccino quattrocentesco ha avuto una storia avventurosa. La scarsa tiratura, infatti, lo rese presto introvabile e soltanto per fortuna una copia fu ritrovata due secoli più tardi dal letterato novarese Lazzaro Agostino Cotta (1645-1719), avvocato e autore di opere di varia erudizione, che lo ristampò nel 1699 aggiungendovi un denso corollario, ma senza la cartina che era andata perduta. Cotta, firmandosi con lo pseudonimo accademico Stanzio Trugo Catalauno, dedicò la ristampa allo storico Ludovico Antonio Muratori e gliene inviò una copia. (4)

“Proprio il metodo storiografico di cui il Muratori può essere considerato il più insigne rappresentante – annota Giuseppe Scarazzini in un articolo pubblicato nel 1977 sulla Rivista della Società Storica Varesina - informò il lavoro del Cotta, che arricchì l’opera di una vastissima bibliografia e, rispettando quasi integralmente il testo originario, si prese cura, con sapienti interpolazioni, di completare la descrizione del Macaneo dove era poco chiara o palesemente lacunosa”.

Sul Sacro Monte di Varese il Cotta aggiunge al testo del Macaneo alcune notizie bibliografiche: “Del colle dedicato alla beata Vergine Maria scrissero Cesare Tettamanti, Paolo Morigio sia nella Storia di Milano che nella Storia del Verbano, Bartolomeo Manino, il Semenzio, il Tatto, Francesco Rugerio, il Bosca, il Puricello, Giovanni Rodio e, di fresco, Domenico Bizzozzero. Come ricorda il Corio, proprio su questo monte e all’interno del tempio mariano, Giangaleazzo Visconti il 13 giugno del 1383 fece imprigionare lo zio Bernabò”. (5)

Se le annotazioni del Cotta arricchiscono la Corographya, una successiva integrazione fu fatta da Carlo Antonio Molli (1759-1830), un magistrato piemontese che discendeva dal Cotta. Quest’ultimo aveva annotato di suo pugno una copia dell’edizione da lui curata nel 1699 e la copia pervenne al Molli, che ebbe l’idea di ricavarne una nuova edizione in latino. Egli mantenne le postille del Cotta e aggiunse notizie e riferimenti bibliografici, ma la rinnovata versione non giunse mai alle stampe. “L’opera del Molli – osserva Carlo Alberto Lotti nella rivista Madonna del Monte - fu di minore entità di quella del Cotta, ma sicuramente improntata ad un più vasto criterio metodologico, tale da evitargli alcune ingenuità dell’antenato”.

Premio Lago Maggiore

Ed eccoci al sorprendente epilogo della vicenda. Nel 1975 Pierangelo Frigerio, Pier Giacomo Pisoni e Alessandro Mazza proposero all’editore Alberti di Intra di pubblicare Verbani Lacus - Il lago Verbano. Saggio di stratigrafia storica dal secolo XV al secolo XIX, una razionale e completa edizione critica dell’opera del Macaneo. Non una semplice ristampa anastatica, ma un’opera che metteva insieme i testi dell’antica Corographya, la revisione del Cotta e le ulteriori osservazioni del Molli, tradotte dal latino e prese da un manoscritto rintracciato nella biblioteca Marazza di Borgomanero.

I tre autori sapevano che l’originale del 1490 era corredato da una carta topografica del lago Maggiore e la volevano riprodurre a tutti i costi nel loro libro. La cercarono all’Ambrosiana di Milano, al British Museum di Londra, a Firenze, a Bergamo, ovunque. E infine la trovarono nella biblioteca di Fermo, nelle Marche, dove erano conservate non una ma due copie dell’antica carta topografica, diverse tra loro perché la prima, viziata da un errore, era stata rifatta all’epoca del Macaneo. (6)

Dunque il libro di Frigerio, Pisoni e Mazza ottenne, ripubblicandola, un triplice risultato: riunì le tre antiche versioni della Corographya, rintracciò la rara cartina geografica e rivelò al mondo degli esperti il piccolo incidente di stampa occorso ai tempi del Macaneo. Senza contare che i curatori, annota lo Scarazzini, spinti da encomiabile scrupolo storico e filologico, arricchirono il libro con gli indici onomastico e toponomastico, delle cose notevoli, delle voci dialettali, degli autori citati dal Macaneo, delle opere anonime citate dal Cotta e dal Molli. Per questi più che giustificati motivi, il volume vinse l’edizione 1975 del Premio Lago Maggiore, istituto un paio d’anni prima su suggerimento di Piero Chiara.

Galleria Vaticana

Nel suo articolo sul bimestrale Madonna del Monte riportato in nota, Carlo Alberto Lotti completa l’indagine sulla cartografia di S. Maria del Monte citando la Cartografia Varesina di Leopoldo Giampaolo in cui compaiono numerose opere. Nel frammento della carta dell’Italia settentrionale del 1524, redatto dal veneziano Pietro Coppo trentaquattro anni dopo la cartina del Macaneo, compare Varese ma non la Madonna del Monte. Che è assente anche dalle carte di Giovan Giorgio Settala, milanese del XVI secolo.

Al domenicano Ignazio Danti nato a Perugia nel 1536, matematico, cosmografo e architetto, si deve invece la grande carta geografica del ducato di Milano realizzata in Vaticano. Danti fu chiamato da papa Gregorio XIII nel 1580 alla direzione della Galleria delle quaranta Carte Geografiche affrescate su cartoni, di cui trentadue affreschi maggiori sulle pareti più lunghe e otto minori alle estremità della Galleria. Le località di S. Maria e di Vela (Velate) sono indicate chiaramente sulla carta del Ducato di Milano (cm 320x425). Non vi compare invece Varese.

Sergio Redaelli

NOTE

(1) Lotti C.A.., Cartografia, in Madonna del Monte, Anno III, n. 7, novembre-dicembre, Editore C.A. Lotti, Varese 1992, pp. 7-20.
(2) Scarazzini G., La prima guida e carta del Lago Maggiore, in Rivista della Società Storica Varesina, fascicolo XIII, Litotipografia Verbano, Germignaga 1977, pp. 232-236.
(3) Scapozza C., L’evoluzione degli ambienti fluviali del Piano di Magadino dall’anno Mille ad oggi, in Archivio Storico Ticinese n. 153.
(4) Scarazzini., op. cit., p. 235.
(5) Lotti, op. cit., pp. 8-9. Qui evitiamo di riportare i numeri, i capitoli e le pagine dei libri citati dei vari autori. Bernabò Visconti fu poi condotto prigioniero nel castello di Trezzo d’Adda dove morì avvelenato.
(6) L’errore consisteva nel fatto che la cartina era stata xilografata non tenendo conto del ribaltamento speculare che avviene con la stampa.

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