Amici del Sacro Monte A.P.S.

Associazione culturale fondata nel 1967

Scrivere per mal d’amore

Domenico Bigiogero (1660-1732) vergò Le Glorie della Gran Vergine al Sagro Monte sopra Varese dopo la morte della promessa sposa

Una romantica e infelice storia d’amore si cela dietro a uno dei testi più celebri dedicati al Sacro Monte di Varese, Le Glorie della Gran Vergine di Domenico Bigiogero (1660-1722), protonotario apostolico, teologo e prefetto del Sacro Monte alla fine del Seicento. (1) La racconta quello che può essere considerato il suo biografo, il conte Giammaria Mazzuchelli Bresciano che gli dedicò una lunga scheda in un libro scritto a sua volta due secoli e mezzo fa, qualche decennio dopo i fatti.

Il protagonista è un giovanissimo Domenico Bigiogero, nato a Milano da Giuseppe e Giulia Maria Sovica il 22 ottobre 1660, da poco laureato in ambedue le Leggi, utroque iure come si diceva anticamente, diritto civile e diritto canonico e appena nominato cancelliere del Senato milanese. Fu allora che Domenico – scrive il biografo - “fu preso da onesto e ferventissimo amore di una vaga e graziosa giovane e mentr’era presso a condurla in moglie, veggendosela da immatura e inaspettata morte rapita, si trovò talmente da tale acerbissimo colpo trafitto nell’animo che, disingannato del mondo, l’abbandonò. Incamminatosi adunque per la via ecclesiastica, passò al sacerdozio nel 1690 e pochi mesi appresso, conseguita avendo la laurea dottorale in teologia, fu da quell’arcivescovo Archinti promosso al grado di canonico della Collegiata di S. Tommaso in Terra Amara, dove nel 1696, ebbe altresì la cattedra di teologo e nel 1712 la dignità di prevosto e di arciprete”. (2)

Operette Morali

Intrapresa la nuova carriera o forse si dovrebbe dire la nuova vita, Domenico fu nominato in rapida successione protonotario apostolico, esaminatore sinodale, censore del Sant’Uffizio e prefetto della Porta Comasina. Dalla prepositura di S. Tommaso fu trasferito nel 1715 alla basilica di S. Nazzaro, dove trascorse il resto dei suoi giorni. Morì il 24 giugno 1722 lasciando erede delle sue sostanze il Pio Luogo di S. Maria di Loreto a Milano, in cui dispose di essere sepolto ai piedi della Cappella di S. Carlo.

Nel corso della sua laboriosa vita, diede alle stampe numerose operette morali, molte delle quali più volte ristampate. La più nota, Le glorie della gran Vergine al Sagro Monte sopra Varese diocesi di Milano, fu pubblicata nel capoluogo lombardo da Marc’Antonio Pandolfo Malatesta nel 1690 e nel 1699 e ristampata da Paolo Antonio Montano nel 1732. Bigiogero vi narra l’origine e il progresso della devozione mariana nel santuario varesino, raccoglie le notizie storiche riguardanti il monastero e la fabbrica delle Cappelle. Si sofferma in particolare sulla vita della beata Caterina fondatrice del convento, della beata Giuliana sua prima compagna e delle venerande monache Benedetta Biumi e Illuminata Alciati, che furono rispettivamente la seconda e la terza abbadessa.

Selvaggi Dirupi

L’autore racconta con dovizia di particolari come la salita dirupata e selvaggia per S. Maria del Monte fu ripianata e ridotta in condizioni tali che i pellegrini potessero, senza soverchia fatica, accedere al santuario: “La salita più notabile al Sagro Monte – scrive - incomincia in distanza da circa due miglia per altre deliziose colline e monticelli più bassi, che le fanno come scala. Era la strada antica di molta pena e scabrosa per le continue disegualità de’ siti ed attraversamenti d’acque che cadono da’ monti. Ora è appianata in maniera che aggiatamente si ascende, avendovi anche dato considerabile agiuto di denaro la Regia Camera, che fece pagare per tal’effetto e per il mantenimento in avvenire, come appare di publici instromenti. Inoltre su’ principi della Fabrica, sendo molto ripida la salita in vicinanza della Chiesa Maggiore, fu ridotta a migliore commodità dalla pia attenzione e divota propensione d’uno de’ Signori Giudici delle Strade del Ducato e della Città di Milano, come vedesi da un’inscrizione in pietra, che resta sopra d’un angolo in faccia alla strada. (3)

La lapide è ancora oggi incastonata dove termina la prima rampa della scala acciottolata che dal Mosé conduce al santuario. “Si trova – spiega lo storico e restauratore Carlo Alberto Lotti - sulla poderosa muratura angolare in pietra lavorata della chiesa incompiuta del XV secolo, poi divenuta albergo Camponovo. Misura cm 73x47. Dopo l’usuale DOM, la lapide ci informa che il costruttore Gaspare Caimi si preoccupò, con larga partecipazione di popolo, di rendere agevole questa via, prima scoscesa e quasi impraticabile, per giungere senza difficoltà a visitare il tempio della Vergine Maria”. (4)

Benefici Fiscali

Tra le righe di Bigiogero si fa una curiosa scoperta. È la soluzione che veniva adottata fra il Quattro e Cinquecento contro lo spopolamento del borgo. Una soluzione che potrebbe tornare utile anche oggi considerando che S. Maria del Monte è visibilmente afflitta dallo stesso problema, l’abbandono dei residenti. Di cosa si tratta? Della concessione di vantaggi fiscali a chi decideva di andarci a vivere.

Scrive Bigiogero: “Sendo di sua natura il monte affatto sterile e faticosissimo a salirvi per l’asprezza delle balze, non era si facile che vi introducessero abitatori. Li stessi Signori e Magistrati di Milano concessero più privilegi d’esenzione d’ogni tributo o gabella di qualunque sorte a chi andasse ad abitarvi. I quali privilegi sono sempre successivamente stati confermati o mantenuti, onde s’è poi accresciuto e di abitazioni e di abitanti in modo che fanno adesso più di duecento anime, oltre alli Ecclesiastici e Monastero”. (5)

Un luogo isolato e difficile da raggiungere, dunque, da sempre a rischio di spopolamento. Ma come pochi altri amato, descritto, dipinto e immortalato da scrittori, incisori, poeti e artisti d’ogni tempo.

Alla fine del Seicento, quando Bigiogero scrive, il Sacro Monte appare molto cambiato rispetto alle asperità delle origini. Ora è oculatamente gestito dalle monache agostiniane che lo affidano alle cure dei coloni. È ricoperto di estesi vigneti e alberi da frutta ai piedi della montagna e, più in alto, di alberi di castagne, noci e orti ben coltivati: “...tutto il monte resta compartitamente ornato di nobilissimi Edifici – annota il protonotario - dentro ai quali veggonsi i Sagri Misteri, ridotto dove è stato capace a buona coltura e reso frugifero avendo, ai piedi massime, quantità di sito messo a viti e frutta dimestiche. Alla metà selve di grosse piante di castagne e di noci e alla cima ben compartiti orticelli, introdottivi quasi in onta della natura, dall’arte ed industria degli abitanti, quali coll’indefessa cultura, vincendo la sterilità connaturale al paese, fanno che fruttano per uso di loro stessi e di altri. Il rimanente per lo più sono selve e prati e quelle somministrano legna da fuoco in abbondanza, questi danno pascoli sufficienti per gli armenti, principale sostanza dei medesimi abitatori...". (6)

Un Pronao di troppo

Roberta Corsini, autrice dell’accurato Affreschi del Sacro Monte di Varese, edito nel 2000 con la prefazione di Dante Isella, riconosce a Bigiogero di essere “la prima e importante fonte per la ricostruzione storica delle vicende artistiche barocche al Sacro Monte” gratificandolo con ben ventinove citazioni. Talvolta curiose, come a proposito della II Cappella, uno dei primi edifici ad essere terminato (1607). L’architetto Bernasconi fu costretto ad eliminare il progettato pronao della facciata. La cappella sorge infatti di fianco al viale in un punto in cui la strada è completamente diritta e, se fosse stata dotata del portico come tutte le altre, avrebbe provocato un eccessivo restringimento del vialone, precludendo ai pellegrini la visione del terzo luogo di sosta, che si erge al termine di questo tratto di strada. (7)

Di Bigiogero parlano anche le Romite Ambrosiane nel volume Il Monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese a proposito della leggenda dell’altare del santuario, confermata dall’autorevole protonotario milanese e da altri studiosi del Sacro Monte. La tradizione attribuisce la fondazione della chiesa di Santa Maria a Sant’Ambrogio che in segno di ringraziamento per la vittoria dei cattolici contro gli ariani combattuta sulla cima del monte, avrebbe ordinato la costruzione di un altare dove egli stesso avrebbe celebrato la messa e collocato un simulacro della Madonna. (8)

Bigiogero è inoltre citato nel Giornale de’ letterati d’Italia dato alle stampe a Venezia nel 1713 presso Gio. Gabriello Ertz con privilegio di papa Clemente XI, al secolo Giovanni Francesco Albani, di Urbino, ricordato soprattutto per avere concesso larghi privilegi alla città natale e per avere ripristinato il gioco del Lotto nel cortile di Palazzo Pamphili a Roma, assai gradito al popolo.

Censura e Sant'Uffizio

Vi si dice che “il dottor Domenico Bigiogero ha dato alla luce molte Operette spirituali, piene di soda dottrina, l’ultima delle quali è intitolata Pensieri Ecclesiastici sopra i Vangeli delle Domeniche fra l’anno, divisi in due parti: la prima dall’Avvento fino a Pasqua e la seconda da Pasqua fino all’Avvento; raccolti dal Proposto Arciprete dell’insigne Collegiata di S. Tommaso in Terra Amara. L’opera è dedicata a monsignor Benedetto Odescalchi, Nuncio Apostolico appresso il Re Augusto di Polonia, Arcivescovo di Milano e ora anche Eminentissimo Cardinale”. (9)

Di Bigiogero è stato pubblicato post mortem il Compendio della vita della B. Caterina Morigia edito a Milano nel 1729, inserito anche ne Le Glorie della Gran Vergine. Tra le pubblicazioni postume figura infine La Madre del Bell’Amore proposta a’ suoi Divoti per riverirla con figliale ossequio nelle sue Feste, edito dagli eredi di Giuseppe Agnelli nel 1732, che contiene una curiosa Protesta dell’autore. In realtà è un formale atto di sottomissione alla censura e al Sant’Uffizio. Dice: “In esecuzione de’ Decreti della gloriosa memoria di Urbano VIII e della Santa Romana universale Inquisizione, protesto e pretendo che non si presti altra fede a quanto ho scritto nella presente Operetta, che quella è fondata sopra l’autorità umana: sottoponendo il tutto al giudicio della Santa Sede Apostolica a cui mi professo in tutto e per tutto ubbidientissimo”. Firmato Domenico Bigiogero.

Sergio Redaelli

NOTE

(1) Zanzi L., Sacri Monti e dintorni, studi sulla cultura religiosa e artistica della Controriforma, Jaka Book, Milano 1990, p. 139.
(2) Mazzuchelli G. B., Gli Scrittori d’Italia cioè Notizie Storiche e Critiche intorno alle vite e agli scritti dei letterati italiani, volume II, parte II, presso Giambatista Bossini, Brescia 1760, pp. 1297-1298.
(3) Bigiogero D., Le Glorie della Gran Vergine al Sagro Monte sopra Varese diocesi di Milano, ristampa di Paolo Antonio Montano, libro 1, cap. 1, p. 3.
(4) Lotti C.A., Descrizione Seicentesca, in Madonna del Monte, Anno III, n. 8, gennaio-febbraio, Editore C.A. Lotti, Varese 1993, p. 38.
(5) Bigiogero, op. cit., libro 2, cap. 1, Milano 1732, pp. 21-22 .
(6) Bigiogero, op. cit., libro 1, cap. 1, p. 2.
(7) Corsini R., Affreschi del Sacro Monte di Varese, Nicolini Editore, Gavirate 2000, p. 51.
(8) Romite dell’Ordine di S: Ambrogio ad Nemus, Il Monastero di Santa Maria del Monte sopra Varese, Insubria University Press-Nicolini Editore, Gavirate 2006, pp. 8-9.
(9) Zeno A. e P.C. a cura di, Giornale de’ Letterati d’Italia, tomo decimoquarto, G.G. Ertz stampatore, Venezia 1713, p. 412.

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