Amici del Sacro Monte A.P.S.

Associazione culturale fondata nel 1967

I guai del prefetto dell’Ambrosiana

Lo storico Nicolò Sormani (1686-1767), originario di Brusimpiano, fu accusato di errori di traduzione, svarioni e scarso acume critico

A fine ‘600 il centro di studi ecclesiastici e profani più attivo a Milano era la Biblioteca Ambrosiana. Qui era arrivato nel 1695 il sacerdote Ludovico Antonio Muratori, una delle figure di maggior spicco della cultura italiana di quel periodo, grande storico, giurista, letterato ed erudito modenese, chiamato a Milano dai fratelli Carlo e Gilberto Borromeo-Arese. E nella biblioteca fondata dal cardinal Federico operarono per tutto il XVIII secolo illustri studiosi, basti ricordare i nomi di Giuseppe Antonio Sassi, di Nicolò Sormani, di Baldassarre Oltrocchi. (1)

1 Ritratto di Nicolò SormaniNicolò Sormani era nato il 5 febbraio 1686 a Brusimpiano, un piccolo centro sulla sponda varesina del lago Ceresio, di fronte alla verdeggiante riviera del Canton Ticino. Primo di dieci figli, tre maschi e sette femmine, era stato offerto neonato alla vita consacrata dai genitori Giampietro e Battistina Colli. Fu ordinato sacerdote nel 1710, insegnò retorica per quattro anni nel Seminario Maggiore di Milano, fu nominato dottore dell’Ambrosiana nel 1718 e prefetto nel 1751. Veniva da una famiglia di riguardo. Era nipote di monsignor Francesco Colli, già dottore dell’Ambrosiana e del reverendo Antonio Colli, parroco di San Giovanni in Laterano a Milano. (2) Il fratello Gianmaria era oblato rettore a Gorla, vicario foraneo nella pieve di Varese e teologo della basilica di S. Vittore. Un altro fratello, Carlo Gerolamo, era capitano di giustizia a Monza e Lodi e podestà a Lecco e a Como.

Oggi, a testimoniare l’importanza del casato, resta il signorile palazzo fatto costruire dal nonno di Nicolò, Carlo Sormani, nel centro storico di Brusimpiano arroccato intorno alla chiesa parrocchiale di S. Maria Nascente. Null’altro. Non una via, non una piazza o anche una semplice targa sull’edificio a segnalare l’illustre progenie. L’unico indizio è il bel portale sormontato dallo stemma gentilizio della famiglia Sormani, datato 1673. Raffigura un leone che sostiene un castello merlato alla guelfa.

All’interno del muro di cinta, invisibile dall’esterno, ci sono il cortile e il colonnato a tutto sesto con volte a crociera e un affresco. Il palazzo è collegato sopra la strada con la cappella di famiglia dedicata a S. Rita. L’edificio appartiene, dopo vari passaggi di mano, a un privato cittadino svizzero. (3)

La topografia della Pieve di Arcisate

Nicolò è ricordato soprattutto per gli studi di storia civile e religiosa. Come la Topografia della pieve d’Arcisate, edita a Milano da Carlo Giuseppe Gallo nel 1728 e dedicata al conte Giulio Visconti. Un’opera scritta in prosa fresca e piacevole: “Arcisate giace 33 miglia da Milano sulla real strada che porge nell’Elvetia. Paese tutto allegro, di clima temperato e salubre, vario di monti e pianure con trapunto di spessi colli. Ricco sopra ogn’altro di vigneti generosissimi, di feracissime campagne. Qui selve d’alberi d’ogni spezie, pascoli, fonti, peschiere, lagune, laghi, torrenti e fiumi. Qui alabastri, pietre di fuoco e d’intaglio, vene di marmi misti ben coloriti. Qui cacciagione di volatili e quadrupedi. In somma quanto può desiderarsi per commodo e delizia dell’uman vivere”. (4)5 La Topografia della Pieve di Arcisate

La Topografia fu ristampata nel 1960 dalla Società Storica Varesina di Leopoldo Giampaolo nella prima stesura del 1728. Vi traspare l’amore del Sormani per il paese di nascita, Brusimpiano, che chiama “la mia dolce patria”. Altre sue opere sono Il Santuario di Santa Maria del Monte sopra Varese stampato da Giuseppe Marelli nel 1739 e dedicato a Elisabetta Cristina di Brunswich, imperatrice del Sacro Romano Impero e madre di Maria Teresa d’Austria, ristampato nel 1776, 1795 e 2004; e le Costituzioni per le romite dell’Ordine di S. Ambrosio ad Nemus sub regula S. Augustini, del 1746, dedicate al cardinale arcivescovo di Milano Giuseppe Pozzobonelli per i tipi di Pietro Malatesta.

Si possono inoltre ricordare la Breve storia degli Umiliati tessuta col testo de’ codici manoscritti e diplomi del 1739, la guida in tre volumi Passeggi storico-topografico-critici nella città e Diocesi di Milano pubblicati tra il 1751 e il 1752 da Malatesta, L’origine apostolica della Chiesa milanese e del rito della stessa del 1754 e la Gloria dei Santi del 1761. (5)

Otto giorni di luminarie e fuochi d'artificio

L’occasione per scrivere la storia del santuario varesino, su commissione delle romite del monastero di S. Maria del Monte, fu l’incoronazione della statua della Vergine, nell’estate del 1739. Il cardinale Carlo Gaetano Stampa, arcivescovo di Milano, nutriva una particolare devozione per la Madonna del Monte. Figlio del conte Cristiano e di Giustina Borromeo, si era laureato in giurisprudenza a Pavia e poi iscritto al collegio dei giureconsulti di Milano; ma, sentendo la vocazione della vita ecclesiastica, era partito per Roma e il papa Clemente XII lo aveva destinato all’arcivescovado di Milano concedendogli la porpora cardinalizia.

L’alto prelato fece una lunga e meticolosa visita pastorale nella diocesi lombarda e il 5 luglio 1739 celebrò la solenne festa al Sacro Monte per l’incoronazione della statua della Madonna. Fu un grande evento. Una stampa, incisa per l’occasione da Marc’Antonio Dal Re, ne conserva il ricordo. La festa durò otto giorni con luminarie e fuochi d’artificio. Fu in questa occasione che le monache incaricarono il dottore dell’Ambrosiana Nicolò Sormani di scrivere il compendio Il santuario di S. Maria del Monte sopra Varese.

Tra le curiosità del libro, Sormani fa cenno al corpo di un coccodrillo di “sette cubiti”, corrispondenti a oltre tre metri di lunghezza, conservato nel santuario. Il rettile era stato ucciso nei boschi di Breno in Svizzera e la carcassa portata in chiesa per devozione. La vicenda risaliva almeno al Seicento, poiché la strana reliquia ai tempi di Sormani era già definita “famosa”. Si trattava di un coccodrillo del Nilo, fuggito dal rettilario di una villa sulle sponde del lago di Lugano. L’animale aveva seminato il panico tra i contadini e i pastori del Malcantone ed era stato ucciso con un colpo preciso vicino all’orbita oculare destra, dove è tuttora visibile il foro. Le spoglie del “mostro di Breno” sono state recentemente restaurate ed esposte in una sala del museo Baroffio. Simbolo del male che per quanto terribile e feroce può essere sconfitto, è una singolare espressione della religiosità popolare. (6)

Pessimi rapporti con il predecessore Sassi

2 La copertina de Il SantuarioTorniamo alla Biblioteca Ambrosiana dove Sormani svolse quasi per intero la sua carriera, 49 anni complessivi, prima come dottore e poi sedici da prefetto: si direbbe con qualche ombra o quantomeno senza godere della completa fiducia di chi lo precedette nella carica. Lo storico della Val Ceresio Giampiero Buzzi rivela il retroscena nel Calandari d’ra Famiglia Bosina 2012: “Il prevosto degli oblati Repossi aveva incaricato il Sormani, quando ancora era dottore dell’Ambrosiana, di scrivere la storia della diocesi milanese che avrebbe dovuto avere il titolo De Agro Mediolanensi. Nel 1733, quando aveva raccolto molto materiale e i Conservatori dell’Ambrosiana si stavano già occupando della stampa, il prefetto Giuseppe Antonio Sassi non fu del parere di procedere alla pubblicazione e non se ne fece nulla. Sormani raccolse anche tutta la corrispondenza di san Carlo Borromeo relativa al Concilio di Trento, ma la commissione esaminatrice nel 1743 non ritenne utile stamparla per il fatto che parecchie di quelle lettere trattavano argomenti scabrosi. Dopo la sua morte, molti manoscritti del Sormani vennero acquistati dall’Ambrosiana con un lieve compenso agli eredi. Pare che di manoscritti ve ne fossero altri, ma non si sa dove siano conservati”. (7)

Altre testimonianze ipotizzano che tra Sormani e Sassi non corresse buon sangue: “Tra i due non vi fu sempre comunanza di vedute – spiega Alessandra Dattero nel Dizionario Biografico Treccani - Sormani dedicò molto lavoro agli studi, ma molti suoi scritti rimasero inediti. Il motivo della mancata pubblicazione di queste opere fu il giudizio severo del prefetto Sassi, che le ritenne farraginose e dispersive”. (8)

33 Anni di attesa prima di diventare Prefetto

Perché tanta diffidenza nei suoi confronti? Sormani dovette aspettare 33 anni per prendere il posto di Sassi come prefetto dell’Ambrosiana e forse pagò il prezzo di rapporti non idilliaci. Ecco Il severo giudizio che Sassi espresse nel foglio 1 del regesto delle pievi di Besozzo, Leggiuno, Angera, Arcisate e Sesto Calende conservato nell’archivio della curia arcivescovile in deposito presso la Biblioteca Ambrosiana: “Queste notizie delle Pievi di Seprio (ora Carnago), di Legiuno, di Besozzo (già Brebia) ecc furono scritte da Nicola Sormani. È una farragine di cose raccolte ed ammassate con poca critica”. (9)

Il prefetto Sassi non si limitò a mettere nero su bianco la stroncatura consegnandola ai posteri, ma impedì la pubblicazione di molti libri del suo stretto collaboratore. Nicolò era davvero un “farraginoso” compilatore di informazioni acritiche?6 La copertina della terza giornata dei Passeggi

Il ruolo di dottore e poi di prefetto che ricoprì per quasi mezzo secolo all’Ambrosiana non lascia spazio ai dubbi sulla qualità di bibliotecario. Qualcuno forse esiste sulla precisione dello storico. Scrive Carlo Castiglioni che fu a sua volta prefetto dell’Ambrosiana dal 1953 al 1964 e autore di una Storia dei Papi con Agostino Saba: “Molto laborioso, Sormani diede alle stampe parecchi volumi di storia ecclesiastica milanese in latino e in italiano e altri studi lasciò manoscritti… in tutte le sue opere si desidererebbe maggior acume critico”. Anche Anton Francesco Frisi e Gerolamo Tiraboschi rilevano non pochi svarioni nei quali incorse. (10) E ancora il Tiraboschi notò errori di trascrizione nella Breve storia degli umiliati. (11)

Varese vago giardino dell'Insubria

Per non dire di ciò che scrive Marco Navoni nel Dizionario Biografico degli Italiani tracciando il ritratto di Baldassarre Oltrocchi, l’oblato pavese che prese il posto di Sormani all’Ambrosiana e che “di fatto condusse e indirizzò la politica culturale della Biblioteca fin da quando Sormani subentrò al Sassi nel 1751”. (12)

Nonostante queste critiche, a distanza di due secoli e mezzo Nicolò è oggi considerato una fonte storica attendibile ed è tra gli studiosi più consultati e citati dagli scrittori antichi e nuovi del Sacro Monte. Fu lui a definire Varese “dell’Insubria vago giardino” e ancora lui a scrivere nel 1746 le Costituzioni delle monache del monastero. Il testo, in lingua volgare antica, reca a fronte la versione ammodernata a cura di Carlo Antonio Foglia e si apre con una xilografia del Sacro Monte e le cappelle del Rosario.

Sergio Redaelli

NOTE

(1) Vismara Chiappa P., La Chiesa ambrosiana tra il 1712 3 il 1796, in Diocesi di Milano a cura di Caprioli, Rimoldi e Vaccaro, La Scuola, Varese 1990, p. 627.
(2) Dattero A., Sormani Nicolò, in Dizionario Biografico degli Italiani online, vol. 93, 2018.
(3) Buzzi G., Nicolò Prefetto della Biblioteca Ambrosiana ed i Sormani di Brusimpiano, in Calandari d’ra Famiglia Bosina par ur 2012, Varese 2012, p. 57.
(4) Sormani N., Topografia della Pieve d’Arcisate con digressione al Reg. Borgo di Varese, C.G. Gallo, Milano 1728, p. 13.
(5) Trippini S., Foglia P., Regonelli S. a cura di, Varese nelle antiche stampe – XVII-XIX secolo, Editoriale Giorgio Mondadori, Varese 2009, p. 413.
(6) Redaelli S., I Papi di Santa Maria del Monte, Macchione, Varese 2016, p. 144.
(7) Buzzi, op. citata, p. 74.
(8) Dattero, op. citata.
(9) Marcora C., Fonti per la storia delle pievi di Besozzo (Brebbia), Leggiuno, Angera e Arcisate, in Rivista della Società Storica Varesina, fasc. V, Varese 1956, p. 15.
(10) Buzzi, op. citata, p. 68.
(11) Dattero, op. citata.
(12) Navoni M., Oltrocchi Baldassarre, in Dizionario Biografico degli Italiani online, vol. 79, 2013.

 

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