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Andrea Ganugi: “Nel mio nuovo thriller il segreto di Mozart a S. Maria del Monte”

Canugi“Wolfgang Amadeus Mozart, deceduto all’una di notte del 5 dicembre 1791 e sepolto frettolosamente il mattino appresso in una fossa comune nel cimitero di Vienna”: una morte mai chiarita, un testamento ritrovato, le misteriose circostanze del seppellimento. Lo strano caso del dottor Regazzoni di Andrea Ganugi (Macchione Editore, 172 pagine, illustrazioni di Tiziano Riverso)

è un giallo con retrogusto noir. Forse è inconsapevolmente anche una riflessione sulla Chiesa, di ieri e di oggi. Di certo rivela la passione dell’autore per la storia e la letteratura, la musica, il giornalismo, il romanzo d’avventura e la ricerca d’archivio. Ed è un atto d’amore per il Sacro Monte e il Campo dei Fiori di Varese dove si svolge gran parte dell’azione.

Il romanzo è illustrato alla maniera degli anni ‘60, quando i testi di Carlo Collodi, Jules Verne, Robert Louis Stevenson e di Emilio Salgari erano pubblicati con il corredo di disegni. Quando il pittore Aldo Mazza illustrava Mani Nere e Cuor d’Oro di Guido Fabiani e Ugo Monicelli disegnava le tavole di Gloria sui Campi di Salvator Gotta. Ma non è - o non è solo - una lettura per ragazzi. Di cosa morì il grande Mozart? Fu avvelenato? Il protagonista del giallo è un giornalista alle prime armi che scopre un clamoroso retroscena: il musicista sarebbe stato sepolto quand’era ancora vivo. Tanto che il figlio Carlo, terrorizzato, raccomanderà agli eredi di assicurarsi bene del suo avvenuto decesso prima di seppellirlo.

La vicenda prende avvio a Caversaccio in Valmorea, tra le ondulate e verdi colline al confine tra Varese e Como, dove il figlio di Mozart effettivamente visse e dove nel 1858 dettò il testamento conservato in municipio: “Raccomando premurosamente alle persone di casa di sorvegliare affinché il mio cadavere esposto liberamente, non chiuso nella cassa, sia fatto rimanere nella mia abitazione per tutto il tempo maggiore consentito dai regolamenti e non gli venga data sepoltura prima del manifestarsi di segni evidenti della seguita indubbia morte”. Una preoccupazione legata alla inquietante fine del padre.

Il romanzo cambia scenario e si sposta sul monte San Francesco sopra Velate dove all’epoca di Carlo Borromeo esisteva un convento dei frati cappuccini misteriosamente distrutto da un incendio; e dove, secondo la voce popolare, perirono tutti i frati che lo abitavano. Una truce leggenda, forse un fatto realmente accaduto. Roghi, delitti e crudeltà non erano rari ai tempi delle guerre di religione. Ma che legame c’è tra Mozart e la Controriforma? Il giornalista indaga e per saperne di più dovrete leggere il romanzo. L’autore si diverte a confondere le tracce tra verità storica e fantasia, tra realtà e immaginazione.

Ganugi mette in guardia il lettore dalle interpretazioni azzardate citando l’episodio della monaca di Monza: “… forse se ne sarebbe potuto saper di più se invece di cercar lontano, si fosse scavato vicino”. Una premessa che ingarbuglia ancor di più la soluzione e mischia i generi, i personaggi e le epoche storiche. Fra passato e presente, il racconto medita sul ruolo della Chiesa di fronte al dramma delle emigrazioni. Un curato di campagna utilizza le panche della sua chiesa per ospitare famiglie di profughi. Un tema d’attualità, il richiamo ai doveri civili e morali del popolo cristiano.

Il giallo si chiude in modo originale, con otto lettere che l’autore scrive ai personaggi usciti dalla sua stessa fantasia, in un gioco quasi pirandelliano. Andrea Ganugi è nato a Firenze nel 1954 e vive a Varese. Laureato in filosofia e pubblicista dal 1985, ha collaborato con la Prealpina e Panorama. E’ al suo terzo libro dopo Guatemala 1954: cronaca di una morte annunciata (Firenze Libri, 1990) e Monte San Francesco sopra Velate: la cancellazione repentina di una storia millenaria (Macchione Editore, 2009). Da alcuni anni è responsabile del sito Notiziario delle Associazioni.

 

Sergio Redaelli

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