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I misteri astronomici delle cappelle - di Sergio Redaelli

Roberto Baggio 25062016 orologioS’ispira all’astronomia il grandioso progetto seicentesco della Via Sacra sopra Varese: il genius loci Giuseppe Bernascone, autore dei disegni e responsabile dell’elaborazione architettonica del cantiere, progettò le cappelle in modo da sfruttare la luce del sole e della luna con effetti scenografici sulle rappresentazioni evangeliche che le statue raccontano. Roberto Baggio, lo specialista che da trent’anni studia gli aspetti astronomici del Sacro Monte, ne ha parlato sabato 25 giugno nella sede di piazza Pogliaghi.

 

“La posizione delle cappelle non è mai casuale – spiega - e l’apertura delle finestre è studiata in modo da ottimizzare l’effetto della luce degli astri sulle sculture interne. Qualche esempio? Alla sesta cappella è rappresentato Gesù nell’orto degli Ulivi, primo mistero doloroso. In origine pare esistesse una finestrella alta nel muro da cui, la sera del giovedì santo, i raggi della luna filtravano a dar luce alla figura di Cristo che riceve il calice dall’angelo.

E’ un effetto troppo spettacolare e suggestivo per essere fortuito. Così nella decima cappella della crocifissione ambientata sul monte Golgota, quinto mistero doloroso, i raggi del sole entrano nelle ore pomeridiane evidenziando i tratti del volto e del corpo di Cristo. In un particolare periodo dell’anno l’effetto naturale coincide con le ore 15”.

Tempo, spazio e luce si mescolano in un gioco sapientemente studiato. La tredicesima cappella di forma ottagonale rappresenta la discesa dello Spirito Santo, terzo mistero glorioso e il lato che s’incontra salendo al monte, dice Baggio, “è orientato perfettamente a sud, di conseguenza anche le altre pareti indicano i punti cardinali. In base alla facciata illuminata dal sole si può ricavare l’ora e, in certi tramonti primaverili, la luce che penetra all’interno “incendia” le fiammelle poste sulla testa degli apostoli”.

Roberto Baggio, geometra della Rasa, sposato, un figlio, una vaga somiglianza con il Sean Connery de Il Nome della Rosa e un cognome che evoca grandi imprese calcistiche, è contitolare a S. Ambrogio dell’impresa edile Fratelli Baggio. E’ appassionato di gnomonica, il ramo dell’astronomia che studia la misurazione del tempo attraverso i moti stellari.

Nel 2012 ha curato il restauro della meridiana nella piazzetta delle romite su incarico di Ambrogina Zanzi, presidente degli Amici del Sacro Monte. Il quadrante fu realizzato nel 1650, pochi decenni dopo l’inizio della costruzione della Via Sacra. Il tempo ne aveva cancellato le tracce ma lo specialista della Rasa lo ha riportato all’originaria bellezza: "Questa meridiana – dice - fu originariamente concepita ad usum campanae, sfasata di circa mezz’ora per dare tempo al campanaro del santuario di suonare l'Ave Maria. Dal monastero dipendevano buona parte dei terreni circostanti e le maestranze al lavoro nei campi. Sul rintocco di Santa Maria del Monte si regolavano le campane della Valcuvia e, di tocco in tocco, i campanili battevano l’ora fin sull'altra sponda del lago".

Una ventina di meridiane ad ore italiche è sparsa nell’area del Parco del Campo dei Fiori, otto al Sacro Monte e quattro alla Rasa. Segnano il tempo della luce dal tramonto al tramonto successivo, un sistema rimasto in uso fino all’Unità d’Italia e poi sostituito dal calcolo moderno che segna un tempo convenzionale. L’orologio solare serviva a misurare quante ore di lavoro mancavano al sopraggiungere del buio, scandiva l’attività lavorativa ed evitava ai pellegrini di farsi sorprendere dalle tenebre.

Nella chiesetta dell’Immacolata all’imbocco della Via Sacra c’è il primo gioiello, l’unica meridiana ad ore italiche su parete curva che esista in Italia. Un altro bellissimo esemplare s’incontra alla seconda cappella, molto simile al quadrante in piazza della Motta a Varese. Nel borgo alto, oltre alla restaurata meridiana nella piazzetta delle romite, due gnomoni proiettano le loro ombre sugli edifici del monastero: il primo esposto verso la parete meridionale, consumato dal tempo e quasi irriconoscibile, il secondo orientato ad ovest all’interno del convento. I tre quadranti, insieme, erano così in grado di indicare l’ora in ogni direzione, dall’alba al tramonto.

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