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Gli enigmi dell’Oratorio dell’Immacolata - di Sergio Redaelli

Serata di arte e fede 2016 v1Ha una data di nascita controversa, una posizione all’inizio della Via Sacra che è tutta da interpretare ed è intitolata ad un dogma che divise a lungo i francescani e i domenicani, gli uni favorevoli, gli altri contrari, facendo coesistere posizioni dottrinali e devozionali diverse: è la chiesetta dell’Immacolata Concezione che i fedeli incontrano prima d’imboccare il viale delle cappelle spesso senza conoscerne gli enigmi che la rendono misteriosa e affascinante.

Il Bernascone la costruì nel 1609, secondo la data segnata all’esterno: ma lo storico Renzo Talamona avverte che forse in quel luogo esisteva una precedente cappella dedicata a San Rocco. Scartabellando nell’archivio diocesano di Milano, Talamona ha trovato un documento di Domenico Ranzo, vicario di Santa Maria del Monte dal 1567 al 1571, che parla di una “capelleta” alla Cascina Morona; e frugando negli inventari alla ricerca della relazione di una visita di Carlo Borromeo, si è ritrovato fra le mani il volume 71, sezione decima della pieve di Varese, con la descrizione di una cappella intitolata a san Rocco in data 19 novembre 1571 forse proprio dove sarebbe sorto l’Oratorio dell’Immacolata. Trentotto anni dopo.

Che fine ha fatto quel primo edificio religioso? Fu forse inglobato nell’Oratorio costruito all’inizio del secolo successivo? La risposta potrebbe forse venire da approfondimenti archeologici.

Un secondo quesito incalza il primo. La Vergine Maria, priva di macchia, era esclusa dal peccato originale e dunque sottratta all’universalità della redenzione? La “verità dogmatica” dell’immacolato concepimento ha avuto una lunga gestazione che è durata secoli. Proposta da Sisto IV raccogliendo un’antichissima tradizione, confutata da Tomaso d’Aquino e da Vincenzo Ferreri; ma entrambi sono raffigurati tra le statue degli otto santi “che difesero il dogma” – modellate da Francesco Silva nelle nicchie all’interno della chiesa - insieme ad Ambrogio, Agostino e al francescano Bonaventura che ne furono ferventi sostenitori.

Perchè dedicare la chiesa, all’inizio del Seicento, ad una verità controversa e ancora irrisolta, dato che soltanto due secoli e mezzo più tardi, nel 1854, papa Pio IX l’avrebbe ufficialmente proclamata?

Per don Luca Violoni, prevosto di San Giuliano Milanese intervenuto all’interessante serata organizzata dagli Amici del Sacro Monte per rispondere a questo e altri quesiti, “a volte la fede e la devozione popolare anticipano verità che la Chiesa formalizza ufficialmente solo in un momento successivo”. Qualcosa di simile accadde per il culto di Caterina e Giuliana sviluppatosi a Santa Maria del Monte molto tempo prima che la Chiesa lo ufficializzasse. Aggiunge il prevosto: “Gli otto santi raffigurati nelle nicchie (con gli altri già citati anche Anselmo d’Aosta, Bernardo e Gerolamo) rappresentano mille anni di storia del cristianesimo” e, suggerisce don Violoni, indicano la profondità del dibattito biblico su questo tema.

A rendere più avvincente il quesito teologico e devozionale, la professoressa Albertina Galli mette altra legna sul fuoco spiegando che sopra la porta d’ingresso dell’Oratorio, i fratelli Lampugnani affrescarono il Concilio di Trento, che nel 1546 aveva affrontato la spinosa questione decidendo di non decidere, ovvero lasciandone aperta l’interpretazione.

All’epoca in cui fu costruito, aggiunge la Galli (che è anche guida turistica professionale), non fu neppure facile definire le modalità d’uso dell’Oratorio. Il padre cappuccino Giovanni Battista Aguggiari voleva dotarlo dell’altare per consentire agli abitanti della Cascina Moroni e alle maestranze della fabbrica del Rosario di ascoltare la messa senza dover salire fino al santuario ed egli stesso, ammalato di gotta, ne avrebbe volentieri approfittato. La fabbriceria era di diverso parere, ci fu una controversia ma i fatti diedero ragione al frate cappuccino. L’Immacolata sarebbe in seguito diventato il luogo dove si raccoglievano i pellegrini per predisporsi alle processioni devozionali.

L’ultima parola all’arciprete don Erminio Villa: “Per tenere viva la fede – dice – ben vengano serate di approfondimenti culturali come questa. Con il Giubileo sono già più che raddoppiate le visite al Sacro Monte, la montagna deve diventare un punto sempre più luminoso sopra Varese”. Applausi, infine, per il talentuoso violinista Mario Facchetti, di 9 anni, e per il soprano Mariam Cassina, che si sono esibiti su invito del presidente degli Amici del Sacro Monte Ambrogina Zanzi. La Cassina, allieva della cantante russa Elena Tarvid, ha eseguito l’Ave Maria di Schubert accompagnata all’organo dal fratello Niccolò.

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