Amici del Sacro Monte

Associazione culturale fondata nel 1967

Logo Notizie asmv1

Grand Hotel Campo dei Fiori. Un capolavoro?

L’impietoso giudizio del Soprintendente alle belle arti Luca Rinaldi al convegno del Palace su Giuseppe Sommaruga.

di SERGIO REDAELLI

Grand Hotel Campo dei FioriUn capolavoro? O un pugno nello stomaco? Al convegno su Giuseppe Sommaruga sono emersi giudizi contrastanti sulla principale opera varesina dell’architetto milanese, il Grand Hotel Campo dei Fiori. A cominciare dalle critiche del soprintendente alle belle arti e al paesaggio della Lombardia Occidentale, Luca Rinaldi: “L’albergo in origine avrebbe dovuto essere più alto di cinque piani, ma anche così l’impatto sulla montagna è fuori scala, non so se la Soprintendenza oggi approverebbe il progetto. Realizzarlo fu una follia della società Grandi Alberghi. Con costi spaventosi. A guardarlo fa venire in mente il film Shining, evoca pellicole noir come Suspiria che infatti vi è stato ambientato. Come tutti gli artisti, anche Sommaruga ebbe alti e bassi qualitativi e io sono critico nei confronti di chi interpreta l’architettura a prescindere dall’impatto ambientale”.

Lo sferzante giudizio di Rinaldi è una delle sorprese uscite dal convegno tenutosi il 7 ottobre per iniziativa della Confcommercio all’Hotel Palace, altro “gioiello” prealpino di Sommaruga che, con Varese, ebbe un costante rapporto professionale lungo l’arco della vita. Il perché lo ha spiegato Marco Tamborini, direttore della Rivista della Società Storica Varesina, autore di un’accurata indagine anagrafica d’archivio: “L’architetto nacque a Milano l’11 luglio 1867 ma il padre Giacomo, di professione “doratore”, la nonna Marianna Castiglioni e il nonno Luigi, orologiaio, erano di Varese. Tra il 1910 e il 1912 tenne uno studio professionale con Giulio Macchi in viale Umberto 1, oggi via Medaglie d’Oro e a Varese realizzò, tra l’altro, le cappelle funerarie delle famiglie Aletti e Comi nel cimitero di Giubiano”.

Se una delle più alte autorità lombarde in fatto d’arte considera il grande albergo uno sfregio al paesaggio, Tamborini lo difende: “L’ipotesi progettuale era affascinante e avveniristica - dice - Io credo che non si possa giudicare con gli occhi di oggi un’opera di cento anni fa. Comunque la si pensi, la costruzione dell’hotel fu una grande operazione. Oggi si può pensare che abbia rovinato la montagna, ma allora c’erano metri di giudizio diversi e un altro approccio al tema ambientale”.

Quel che è certo è che la più “vistosa” testimonianza dello stile floreale a Varese versa in condizioni di grave degrado. Lo dimostra un’indagine del Politecnico di Milano che chiama in causa la proprietà e l’amministrazione pubblica: “In questi anni abbiamo schedato una parte del patrimonio liberty della provincia e approfondito la conoscenza dei caratteri costruttivi dell’edilizia storica, studiato i materiali, le condizioni di abbandono e le proposte di recupero – spiega l’architetto Angela Baila – Al Grand Hotel abbiamo riscontrato danni interni ed esterni, fessurazioni ai rivestimenti, ai mosaici e ai pavimenti, le scale malridotte, danneggiati i parapetti artistici in ferro battuto, le boiserie e parti degli elementi in legno sono andati perduti così come i servizi, i sentieri e i percorsi intorno all’edificio. Per molto tempo è stato il ricovero notturno dei senzatetto”.

Fortunatamente i danni non sono strutturali, come rivelano alcune tesi di laurea esibite al convegno da Riccardo Aceti del Politecnico. Il “colosso” liberty poggia su una struttura ancora solida e sana. Di un intervento urgente ha bisogno anche la stazione d’arrivo della funicolare. Basterebbe poco per salvarla.

Contro le scandalose condizioni dell’hotel punta il dito il giornalista Gianni Spartà, presente al convegno nel ruolo di chairman: “Siamo qui a celebrare il principe dello stile floreale al termine di una settimana speciale, quella del Festival del Paesaggio in cui la nostra città, solitamente riservata, si è tolta i veli mostrando tutta la sua bellezza - ha detto – Ma l’architetto che progettò ville, ristoranti, alberghi e la funicolare di Varese è il grande dimenticato, basta vedere come è ridotto l’hotel in cima alla montagna che porta la sua firma. Una selva d’antenne sul tetto produce un fiume di elettrosmog che inonda Varese con effetti preoccupanti, mi accontenterei che in attesa dei restauri le antenne e i ripetitori venissero eliminati”.

Sommaruga fu un architetto esagerato e provocatorio - ha aggiunto Spartà - lo stesso originale artista che decorò il palazzo Castiglioni a Milano, oggi sede della Confcommercio, con sensuali profili femminili che i milanesi soprannominarono “la cà di ciapp”. Le statue osé furono poi spostate in un ingresso secondario della clinica Columbus in via Buonarroti”.

Era la Milano delle grandi esposizioni internazionali, ha spiegato la docente del Politecnico Ornella Selvafolta, la città in cui tra l’Otto e il Novecento si mischiavano tendenze architettoniche diverse e contrastanti. Il modernismo internazionale di Sommaruga integrava l’architettura con la decorazione dei palazzi, Camillo Boito docente all’Accademia di Belle Arti di Brera non riconosceva alcun elemento di novità allo stile floreale, Alfredo Campanini imponeva il medievalismo, l’architetto Luigi Broggi lavorava ai grandi magazzini funzionali alle attività commerciali, Luca Beltrami esaltava l’arte dei restauri e Achille Manfredini decretava il trionfo del cemento con il “grattanuvole”. Uno dei primi grattacieli che non dispiacevano affatto a Sommaruga: “Non accetto - diceva polemicamente - che se una casa supera i cinque o sei piani, non si possa parlare di arte”. Infine la Milano della Società Chini specializzata in pilastri, strutture e cementi che lavorò al Grand Hotel varesino e al suggestivo atrio che sembra ispirarsi alle caverne sotterranee del Campo dei Fiori.

Ma, alla fine, che fare del grande albergo in cima alla montagna che cade in rovina? Quali suggerimenti dare alla nuova proprietà? Dal convegno non sono venute idee illuminanti. Sotto questo aspetto è stata forse un’occasione persa. Qualcuno ha proposto un museo del liberty. Ma in questo caso dovrebbe essere messo a norma con una spesa enorme. Mancano le condotte dell’acqua, bisogna “portare su” le fogne. A carico del pubblico o del privato? Non basterebbero cento, duecentomila euro e senza collegamento tra le istituzioni non si può fare. La speranza che il convegno contribuisse a produrre iniziative per rilanciare il turismo culturale a Varese attraverso il recupero delle opere di Sommaruga, è andata in parte delusa.

 

Danni al Grand Hotel

Sfoglia la rivista

Sfoglia la mappa del Borgo

Cartina S Monte2016 0 s

 

Facebook

Noi su Youtube

Logo youtube1

Iscriviti all'Associazione

pulsante iscriviti

WiFi al Sacro Monte

Varese internet one

RMFONLINE

logoleviestoriche

Logo sacromontedivarese

Radio Missione Francescana

 

 

LogoSacrimonti

Logo italian lakes guides 330x300

RomiteLogo

LogoMuseoBaroffio

Questo sito web utilizza cookies tecnici per assicurare una migliore esperienza di navigazione; oltre ai cookies di natura tecnica sono utilizzati anche cookies di terze parti. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookies. Per saperne di più sui cookie, vedere la pagina Informazioni.

  Accetto i cookies da questo sito.
EU Cookie Directive Module Information