Amici del Sacro Monte

Associazione culturale fondata nel 1967

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Il mestiere di prefetto: Giorgio Zanzi si racconta (di Sergio Redaelli)

Ospite d’onore al brindisi di Natale degli Amici del Sacro Monte

2Anche Ambrogio era un prefetto e un funzionario statale prima di essere nominato vescovo di Milano. “Io non ho di queste ambizioni – si schermisce, sorridendo, il prefetto di Varese Giorgio Zanzi – ma a chi sostiene che quella del prefetto sia una carica da abolire rispondo che se ne parla dai tempi dell’Unità d’Italia nel 1861 e invece è una figura antica, utile e preziosa, rappresenta lo Stato in sede locale e non è un caso che esista anche in Francia, Germania e Giappone”.

Nato a Varese nel 1953, laureato in giurisprudenza, sposato e padre di due figli, Zanzi ha percorso quasi l’intera carriera nella “sua” città, dal primo incarico di segretario giudiziario presso la Procura della Repubblica alla poltrona più importante di Villa Recalcati. Per tre anni è stato prefetto del Verbano-Cusio-Ossola e dal 29 agosto 2011 è in carica a Varese.

Sabato 16 dicembre, su invito di Ambrogina Zanzi, è stato l’ospite d’onore della tradizionale bicchierata natalizia nella sede di piazza Pogliaghi. “Il nostro è un cognome molto diffuso a Varese ma non siamo parenti - ha scherzato la presidentessa degli Amici del Sacro Monte - I nostri due padri avevano la stessa età, erano compagni di classe e si chiamavano entrambi Angelo”. Il prefetto ha confermato: “Da lì è nata l’amicizia tra le nostre famiglie”.

Da sempre iscritto all’associazione, Giorgio Zanzi ha accettato di parlare di sé, del suo lavoro ed ha colto l’occasione per fare un annuncio importante: “L’anno prossimo – ha detto - lascerò il servizio. Ormai è tempo di andare in pensione”. L’incontro non poteva che iniziare con un affettuoso omaggio al Sacro Monte: “Per me il santuario è un pezzo di cuore e la salita delle Cappelle evoca felici ricordi dell’infanzia e dell’età adulta. Da funzionario statale sono grato agli Amici del Sacro Monte per quello che fanno, per l’impegno e l’entusiasmo che mettono nella tutela del patrimonio d’arte e di cultura a cui i varesini mostrano di essere sempre più legati. Lo hanno dimostrato in occasione degli incendi di fine ottobre. Un drammatico evento che ha fatto palpitare il cuore di tutti”.

Come si intraprende la carriera di prefetto? Rispondendo ad una domanda che si sente ripetere spesso, l’ospite ha tenuto una piccola lezione di storia e di educazione civica. “Per tradizione – ha spiegato – è una professione prediletta dagli italiani che vivono al sud. Si entra per concorso del ministero dell’Interno e si va avanti per nomina politica su proposta del Consiglio dei ministri. Il ruolo fu rivalutato da Napoleone e dal regno sabaudo. Durante il fascismo era un organo dello Stato che bilanciava la figura del federale, poi trasformato in capo della Provincia ai tempi della RSI”.

Con la nascita della Repubblica le cose cambiano. I prefetti diventano organi di controllo dello Stato sugli enti locali e, in seguito all’introduzione delle Regioni nell’ordinamento giuridico con la Costituzione, entrata in vigore il 1° aprile 1948, si profilano nuove funzioni. I difficili anni Settanta e Ottanta sono caratterizzati dalle tensioni sociali, dal terrorismo e dai sequestri di persona e richiedono uno sforzo supplementare per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico.

All’epoca cinque forze di polizia contrastano il crimine, i carabinieri, la pubblica sicurezza, la guardia di finanza, la polizia penitenziaria e il corpo forestale. Poi diventano quattro con l’assorbimento dei forestali nell’arma dei carabinieri. Troppi galli nel pollaio? Che cosa è meglio? La pluralità o una sola forza di polizia? È una vecchia questione. Per Giorgio Zanzi la pluralità assicura il bilanciamento tra i vari organi anticrimine e fornisce ulteriori garanzie di tenuta dell’ordine democratico. “Dal punto di vista operativo - spiega - il questore cura l’aspetto tecnico, mentre il prefetto ha responsabilità politiche”. Con quali criteri? É meglio esercitare più controllo sul territorio o sviluppare le attività investigative? Queste sono decisioni che spettano al prefetto secondo i casi.

In Italia esistono 102 province con altrettanti prefetti, che salgono a 201 con i ministeriali e gli incarichi particolari. Ad essi fanno capo i compiti della protezione civile in occasione di calamità naturali, alluvioni, incendi e terremoti per i quali le prefetture mobilitano i vigili del fuoco, le forze dell’ordine e i corpi volontari. Centinaia di persone.

"Qui a Varese abbiamo fatto un buon lavoro – osserva Zanzi – con l’operazione Fiumi Sicuri abbiamo sistemato gli alvei di Olona, Margorabbia, Arno, Rile, Tenore e Vellone, abbiamo alzato i parapetti dei ponti e migliorato le sponde. L’emigrazione è un’emergenza nazionale. I prefetti sono investiti del problema e gli obiettivi dell’integrazione e dell’assorbimento nella società sono sempre più necessari”.

Il portale della Prefettura illustra le procedure di rilascio e di rinnovo dei permessi e delle carte di soggiorno. Il prefetto coordina il Consiglio territoriale per l’immigrazione, un organismo collegiale che ha il compito di monitorare la presenza degli stranieri sul territorio provinciale e la capacità di assorbire i flussi migratori. “É una figura di cerniera, utilizzata per tutte le esigenze - sintetizza Zanzi - Dipende dal ministero dell’Interno ma rappresenta tutto il governo. É importante perché non ci sono altri uffici dello Stato sul territorio”.

Varese ha le sue peculiarità. C’è forse meno criminalità che in altre province italiane. Ai compiti di routine (servizi amministrativi, appalti e contratti di lavoro, acquisti e forniture, rilascio patenti ecc.) si aggiunge l’attività di controllo in ambito economico e sociale. Infine la Prefettura assicura il corretto svolgimento delle consultazioni elettorali politiche, amministrative, referendarie e, all’occorrenza, cura le procedure di scioglimento e sospensione dei consigli comunali o di rimozione e sospensione degli amministratori.

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