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Sabato 5 maggio 2018, Conversazioni al Sacromonte, "Il Silenzio" (di Maria Rosa Bianchi)

conv 05 05 2018 116Relatore: Valerio Crugnola, filosofo, formatore, esperto in "stili di vita".

Una conferenza diversa dal solito, molto poco divulgativa, forse più per addetti ai lavori, sicuramente ricca di contenuti filosofici e spunti di riflessione.

Incominciando dall'inizio, con l'invito del relatore a tutti i presenti perché si facesse appunto silenzio, spegnendo i cellulari, tacendo e non applaudendo neppure alla fine, restando zitti, finita la conversazione, per trenta secondi e poi alzandosi per tornarsene a casa un po' alla volta, senza fretta.

Il silenzio è una condizione che mette in difficoltà, può far paura, crea imbarazzo. Oggigiorno è difficile restare in silenzio, bombardati come siamo da suoni e immagini in continuazione e anche nelle relazioni interpersonali piuttosto che stare in silenzio parliamo dei più svariati argomenti, non sempre a proposito.

Il linguaggio è diventato insignificante: è un esternalizzarsi senza confidare o affidarsi. Al contrario restare in silenzio ci consentirebbe di conoscere meglio gli altri.

Il silenzio è fare a meno della parola attraverso tre pratiche: la contemplazione mistica, la musica e l'ascolto della natura (il deserto, la montagna...).

La singolarità del silenzio è la relazione con se stessi, la pluralità del silenzio è la capacità di porsi in ascolto degli altri e di relazionarsi in modo silenzioso col mondo.

La vita è contornata dai suoni, suoni della voce, della parola, della natura. Per Sant'Agostino, per esempio, la voce ha una dimensione interioristica che è poi l'apertura alla voce di Dio.

C'è il silenzio del vuoto, il vuoto è sordo, incolmabile è il vuoto dello spazio, il cosmo è muto. E il silenzio della morte, che è uno stato che non è dicibile, non è pensabile. Questi sono due silenzi assoluti. Il rumore della morte che sopravviene è quello di una foglia che scivola sull'acqua di un ruscello. Siamo al limite dell'inudibile.

Qual è il suono in presenza, cioè udibile? Quando i suoni prodotti dall'uomo cessano, non abbiamo comunque mai un silenzio assoluto: il nostro corpo è sonoro (deglutisco, respiro, digerisco). Se fossimo in un deserto, tutto ciò acquisterebbe persino fragorosità.

L'ascolto del proprio corpo attivo ci insegna che noi siamo un'unità indissolubile in cui il pensiero si sviluppa attraverso una corporeità.

C'è infine il silenzio meditativo che non è necessariamente educativo, la musica ne è un bell'esempio. xxxIl silenzio è un riservare qualcosa per sé rispetto a uno scivolare via. È un intervallo, uno spazio protetto, utile, vitale.

Il risuonare del mondo è l'opposto dell'ascolto e il voler essere sempre connessi in un mondo a-relazionale è l'esatto contrario della capacità di ascoltare. Infatti ascoltare non è sinonimo di udire, l'ascolto è un fenomeno di completamento.

Il silenzio è un istante di tregua, attraverso il quale si chiede un ascolto e che ha una capacità di significare più della parola, può essere più intenso.

Ma il silenzio può essere anche disdicevole e negativo, come ad esempio nel romanzo "Il gatto" di Georges Simenon, dove due coniugi, che ormai si odiano, non si parlano più e il loro silenzio è assordante, la loro mente è occupata a odiarsi, a farsi dispetti e a vendicarsi l'uno dell'altro, ma senza parlare.

Al contrario un silenzio costruttivo si esprime in diverse modalità e riguarda soprattutto Dio, a prescindere dal fatto che esista oppure no.

E a questo proposito la citazione delle opere del filosofo bioetico Hans Jonas e del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, entrambi morti in un campo di concentramento, ci ha restituito un'immagine di un Dio che non può tutto e che è principalmente un'assenza più che una presenza. Dio ci consegna nudi e inermi rispetto all'infinità dell'essere, al suo silenzio. Tocca a noi chiedergli di segnalare la sua presenza e questo è un po' spiazzante rispetto alla religiosità comune, cioè il cattolicesimo basato sul fare e sul credere piuttosto che sulla ricerca interiore.

Il silenzio di Dio comporta per noi un lasciarsi andare morbido, come la foglia sul ruscello, e questa resa è la fiducia. Il silenzio si piega così all'elemento mistico, simbolico e alogico, è il congedo momentaneo della parola per arrivare all'indicibile. Toglie di mezzo l'elemento della parola che è troppo ridondante rispetto al pensiero.

Molto su cui riflettere, dunque, alla fine di questa particolare "conversazione", qualche concetto un po' ostico, sicuramente un argomento affascinante e una condizione quella del silenzio assai necessaria alla società moderna, incapace ormai di tacere, ascoltare e meditare.

 

 

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