Amici del Sacro Monte

Associazione culturale fondata nel 1967

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ll cronista e l’astronomo (di Sergio Redaelli)

Gianni SpartaGianni Spartà e Salvatore Furia, il giornalista e lo scienziato, “due siciliani innamorati di Varese, entrambi animati dal desiderio di raccontarne la bellezza e di difenderla”. Così il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha accomunato in un unico elogio il biografo e il soggetto della biografia, il cronista e l’astronomo, l’uomo che racconta e quello che educa al bello, due modi d’impegnarsi per la città, di fare cultura, di appassionare i cittadini al mistero e al rispetto della natura.

L’occasione è la presentazione del libro “Pensieri positivi, Salvatore Furia, il cacciatore di stelle” (Macchione Editore), che Spartà propone a Villa Recalcati davanti a una folla enorme. Ci sono politici e amministratori pubblici, docenti universitari e professionisti del mondo scientifico, associazioni cittadine, imprenditori, giornalisti della carta stampata, della tv e della rete. Spartà, prima firma della Prealpina, non è nuovo a presentazioni “oceaniche” dei suoi libri. La gente gli riconosce il merito di saper raccontare le storie dei personaggi che hanno fatto grande Varese, da don Tarcisio Pigionatti al “cumenda” Giovanni Borghi, il re dei frigoriferi che negli anni del boom economico rese internazionale il nome Ignis. Dal suo “Mister Ignis”, pubblicato da Mondadori nel 2002 e riproposto nella collana degli Oscar nel 2009, è stato tratto lo sceneggiato trasmesso su RaiUno nel 2014.

Una doppia festa dunque e la presentazione del libro diventa occasione per l’omaggio postumo di tanti amici ed ex allievi. Salvatore Furia (1924-2010) arriva a Varese diciassettenne, da Catania, il viaggio del destino. Squattrinato, con tante speranze in tasca e soprattutto un sogno, quello di diventare astronomo. A Varese ha un impiego all'Ufficio del Registro e nel cuore l’esaltante passione per la scienza. È autodidatta. Ha conosciuto la meraviglia delle stelle a sei anni sulle ginocchia del papà e ha imparato a osservare la luna, una passione che non lo abbandonerà più. Si dà da fare per realizzare il sogno di costruire un osservatorio astronomico popolare, vincendo le iniziali resistenze di sindaci e amministratori. Insiste, lotta, combatte, trova i terreni e i finanziamenti. Non è uomo da arrendersi. Tutta la sua vita è una dimostrazione d’impegno.

Giornalista, divulgatore scientifico ed estensore del bollettino meteo del Gazzettino Padano, in pochi anni lega il suo nome a mille imprese, la formazione del parco del Ticino, la nascita del parco delle pinete a Tradate e del parco circumlacuale del lago, il recupero del Sacro Monte e il ripristino delle funicolari.

Ai varesini lascia in eredità la cittadella di scienze della natura, il suo capolavoro, e i tanti gioielli di cui si compone: l’osservatorio e il centro meteorologico, la stazione sismica che fa parte della rete dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la cupola astronomica che alloggia il telescopio utilizzato per le ricerche e le misurazioni di asteroidi e comete, il parco regionale del Campo dei Fiori che volle fortemente negli anni '60. Non ultimo tra i suoi meriti, aver fondato nel 1967 l’associazione degli Amici del Sacro Monte (che presiedette dal 1969 al 1980).

Per il sindaco di Varese Davide Galimberti, è “un uomo speciale che ogni amministratore pubblico vorrebbe avere al suo fianco perché sapeva parlare ai ragazzi, insegnava loro ad amare e difendere la natura, a pulire i boschi e a guardare le stelle”. Tenace, battagliero, generoso. Capace di scrutare il cielo alla ricerca di astri (e non solo) ma anche di rimboccarsi le maniche e di costruire muri e strade con le proprie mani.

Giuseppe Zamberletti, sacromontino doc, figura di spicco della politica italiana, sei legislature alla Camera, una al Senato e padre fondatore della Protezione Civile Italiana, si avvale di Furia dopo i terremoti del Friuli e dell’Irpinia: “Mi tenne informato sulle previsioni del tempo che erano importantissime durante i soccorsi – ricorda - Mi fu vicino anche per l’alluvione in Valtellina. Mi avvertì che si prevedeva una notte rovinosa. C’erano da prendere decisioni difficili, sgomberare i turisti dalla zona di Colico e della bassa valle con il rischio di suscitare il panico. Mi consigliò di farlo e questa decisione salvò molte vite umane”.

“Dire, ma non fare, è tempo perso” è la massima che l’allievo Luca Molinari, cresciuto con Furia all’osservatorio e oggi docente di fisica alla università statale di Milano, porta con sé da quegli anni lontani. E aggiunge: “Il comandante, così lo chiamavo, diceva spesso che la conoscenza va condivisa, chi più ha più dà”.

Pillole di saggezza, ammonimenti dal valore universale. Parole preziose come quelle di un padre. Come attualizzare il lavoro fatto da Salvatore Furia a otto anni dalla morte? La giunta Galimberti ha ripristinato il Premio Furia per l’ecologia assegnato lo scorso anno a Stefano Mancuso, professore ordinario dell’università di Firenze. Due le proposte che escono dall’incontro di villa Recalcati: fare della cittadella delle scienze un centro di ricerca a disposizione della Protezione Civile e creare una fondazione per garantirne la sicurezza economica.

redaelli


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