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Sabato 23 giugno 2018 - Conversazioni al Sacro Monte: "In un romanzo storico la vita di Beata Giuliana tra Cascina Vergara e il Sacro Monte a 590 anni dalla nascita" (di Maria Rosa Bianchi)

Relatore: Tito Olivato, Docente di Lettere e Musicologo. Moderatrice: Eleonora Paganini, Docente di Lettere.

conv 23 06 2018 110Una vita difficile, quella della giovane Giuliana, contadina, analfabeta e per giunta donna. I genitori non sono teneri con lei che invece di dedicarsi anima e corpo alla coltivazione della terra, ha un desiderio: quello di votarsi a Dio. Per la civiltà contadina del Quattrocento nascere femmina è una disgrazia: le femmine non servono se non a produrre maschi, figuriamoci se poi non si adeguano alla volontà dei padri che le vogliono obbedienti, remissive e presto maritate. Giuliana (il suo vero nome non è conosciuto) non si adegua e per questo subisce maltrattamenti di ogni sorta da entrambi i genitori, incluse minacce di morte da parte del padre che, nel libro, viene paragonato al lupo e, per estensione, al demonio.

Il fratello salva Giuliana dalla segregazione accompagnandola di nascosto al Sacro Monte: è proprio lì che la giovane donna vuole andare e lì vive già un'eremita in una grotta, Caterina da Pallanza, dedita alla preghiera e la cui fama di santità è giunta fino a valle.

I fratelli saliranno insieme in questo pellegrinaggio lungo e faticoso: a quei tempi i sentieri che portano al Monte sono aspri e non sempre l'acqua è a portata di mano. Una volta giunti, però, non sarà come previsto: Giuliana deciderà di restare e di non tornare più a casa. Insieme a Caterina, che le cambierà il nome in Giuliana, darà inizio alla comunità di Romite che otterrà il riconoscimento dal Papa e il permesso di fondare un ordine con una regola da seguire, una veste propria e la possibilità di costruire un monastero. Alle due fondatrici si aggiungeranno poi altre donne desiderose di vivere una vita di preghiera e di contemplazione, ma anche di conforto ai pellegrini e ai poveri.

Proprio in questa attività di dedizione al prossimo si distingue Giuliana che dedica più di 200 notti all'anno a rifocillare con l'acqua i pellegrini, imponendosi anche di recitare 1000 ave marie al giorno.

Il romanzo storico di Tito Olivato, "Non sono più mia", si divide in due parti: la prima, fino a pagina 83, narra la dura vita di Giuliana a casa sua e quindi il linguaggio è volutamente costituito da dialoghi diretti, reiterazione delle parole, periodi involuti, a rappresentare la realtà contadina, "la terra che atterra".

Nella seconda parte il dialogo si fa più disteso e ci descrive la sua nuova vita con Caterina e le consorelle.

Vengono narrati anche episodi storicamente documentati, come la venuta degli Sforza al Sacro Monte in pellegrinaggio o come ex voto. Galeazzo Sforza poi costruisce una parte del convento e Gian Giacomo Trivulzio, a cui Giuliana predirà la vittoria su Ludovico il Moro, si sdebiterà ricostruendone un'altra parte.

Giuliana morirà il 15 agosto 1501 e le cronache ci dicono che il suo corpo invece di decomporsi profumava, il suo aspetto diventava sempre più giovane e, durante la sepoltura, si udiva una musica soave provenire da chissà dove.

Un muratore di Albizzate che partecipava alle operazioni di sepoltura, fu colto da malore e venne portato a casa dove la moglie giaceva da tempo gravemente ammalata. I due quella notte sognarono Giuliana e al mattino si risvegliarono guariti.

L'iconografia ritrae Giuliana con i simboli di santità già a pochi anni dalla morte, segno che già in vita era considerata santa. Il suo culto, insieme a quello di Caterina, venne confermato nel corso del Settecento.

Sicuramente un'interessante conferenza, un pubblico attento e coinvolto, curioso di leggere il romanzo con dedica personalizzata dell'autore.

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