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13 aprile 2019. Conversazione di Laura Marazzi (di Maria Rosa Bianchi)

Conversazione con Laura MarazziUn'analisi minuziosa delle statue delle Cappelle del Sacro Monte, interpretandone la gestualità: gesti spontanei ma anche gesti dettati dal codice culturale del Seicento. Gesti facilmente interpretabili da chi guarda. Il "gran teatro montano", definito da Giovanni Testori, si svela ai nostri occhi in tutti i suoi significati grazie alla straordinaria capacità comunicativa e alla grande competenza di Laura Marazzi.

Ecco quindi l'abbraccio tra Elisabetta e Maria nella Visitazione della Seconda Cappella, con la prima che si slancia verso la cugina, sorridendo e stingendole la mano. O l'Annunciazione della Prima Cappella, dove l'Arcangelo Gabriele è ritratto come un arringatore, con l'indice della mano destra alzato verso l'alto, quasi nell'atto di benedire, come chi sta comunicando qualcosa di importante, mentre Maria lo ascolta portando una mano al petto e l'altra avanti, quasi ad accogliere e meditare le parole che le vengono dette.

O ancora la Terza Cappella, della Natività, dove attorno alla figura centrale del Bambino, gli altri personaggi sono ritratti in posture diverse, ma tutte a rappresentare un atteggiamento di timore reverenziale o di richiesta di protezione a Dio fattosi uomo. Persino il cane è accucciato in modo molto composto, quasi a rimarcare l'importanza dell'evento descritto.

Vengono quindi analizzate alcune statue della Quarta Cappella, la Presentazione al Tempio, con la curiosa figura del ladruncolo nell'atto di intimare al cane che lo guarda di stare zitto e di non farlo scoprire, portando l'indice destro sulle labbra, in un gesto di immediata lettura. Quindi si passa alla Quinta, dove la scena di Gesù tra i Dottori del Tempio è popolata da figure ritratte nei più disparati atteggiamenti raffiguranti le diverse reazioni alle parole del giovane protagonista.

E l'Ottava e la Nona Cappella, con i brutti ceffi che sbeffeggiano e torturano il Cristo, affetti da varie deformità fisiche a significare, come si pensava a quell'epoca, che a un corpo deforme corrispondesse sempre un animo malvagio.

Della Decima Cappella, è considerata la raffigurazione di Maria addolorata sorretta dalle pie donne, quasi svenuta di fronte alla crocefissione del figlio, mentre nell'Undicesima sono mostrati i diversi atteggiamenti dei soldati a guardia del sepolcro di Cristo di fronte alla sua resurrezione.

Dell'ultima cappella, la Quattordicesima, vengono infine analizzate le reazioni degli apostoli testimoni dell'assunzione della Vergine.

In conclusione, i misteri del Rosario sono qui rappresentati per docére, quindi insegnare, ma anche per movére, cioè commuovere, e l'abilità dei maestri plasticatori, davvero eccezionale, ancora oggi consente a chi si affaccia alle vetrate delle Cappelle del nostro Sacro Monte di immedesimarsi nelle scene che sta guardando, cogliendone il significato attraverso ogni particolare raffigurato.

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