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18 maggio 2019. Conversazione con Adriano Martinoli: "Alla scoperta degli animale del Parco Campo dei Fiori. Biologia, comportamento e curiosità sulla fauna fuori dalla porta di casa" (di Mariella De Bernardi)

Adriano MartinoliUn nutrito e attento pubblico ha assistito all'interessante "conversazione" tenuta dal prof. Adriano Martinoli, docente di biologia e conservazione della fauna all'Università dell'Insubria, e incentrata sulle principali caratteristiche della fauna del Campo dei Fiori, dalle specie volatili ai mammiferi.

Particolare risalto è stato dato alla valenza naturalistica del Parco che rientra nella Rete Natura 2000, la più vasta area protetta europea. Scopo dei parchi è la tutela delle biodiversità che garantiscono e riforniscono gli ecosistemi. Quanto più la biodiversità è diversificata, tanto più grande è la capacità della natura di mettere in atto una bio-resistenza specialmente se l’ambiente è curato, conservato e utilizzato a scopo ricreativo con attenzione.

Sono state inoltre descritte le numerose specie presenti nel parco, dai volatili residenti a quelli che si fermano casualmente nel nostro territorio durante le migrazioni dal nord Europa verso le aree Sub-sahariane. Tra tutte le varie specie sono individuabili quelle prioritarie, ossia rare o minacciate di estinzione, che pertanto necessitano uno sforzo maggiore di conservazione, e quelle stanziali, che vivono comunemente nel nostro Parco.

Per quanto riguarda i volatili, il Prof. Martinoli ha illustrato le caratteristiche di numerosi uccelli rapaci e non, quali il BIANCONE , il NIBBIO BRUNO, il PECCHIAIOLO, il PICCHIO NERO, inclusi il loro habitat e abitudini.

Il biancone, ancora molto raro, ama frequentare aree aperte e si ciba di rettili; il nibbio bruno è legato all’ambiente acquatico o alle aree dove facilmente si trovano scarti; il pecchiaiolo si alimenta prevalentemente di imenotteri, larve, bombi che racimola scavando nel sottobosco; il picchio nero (il più grosso che si riscontra in Italia), chiamato anche ingegnere del bosco, è utile per il suo lavoro sui tronchi in quanto, oltre che scavare cavità che diventano poi rifugio per sé ed altri uccelli, contribuisce al ciclo della lignina.

Un altro argomento affrontato è stato quello relativo al ruolo del Parco per i pipistrelli, piccoli mammiferi volatili che iniziano a popolare da metà agosto in poi le grotte del Campo dei Fiori, ambiente perfetto per il microclima che garantisce lo svernamento della specie che va in letargo. Si possono trovare 35 specie censite di cui 2 a rischio estinzione: il Vespertilius margrato e il Vespertilius di Bechstein.

Passando a considerare i mammiferi che popolano il Parco, il Prof. Martinoli ha descritto il tasso (caratteristico per i cunicoli molto complessi che scava nel sottosuolo boschivo, usati anche da altri animali del bosco come tana), gli ungulati quali cinghiali, caprioli e cervi, e infine il lupo.

Gli ungulati si sono particolarmente moltiplicati negli ultimi decenni, considerando che il primo cinghiale è stato segnalato nel Parco nel 1989. Oggi si possono osservare con facilità gruppi di animali che si spingono fino alle porte della città, rappresentando inoltre un rischio per la nostra e loro incolumità quando percorrono le strade carrozzabili nelle ore crepuscolari e notturne. Da qui il suggerimento a tutelare la fauna con tecniche adeguate che costituiscono una vera e propria scienza che si avvale di numerosi aspetti sociali, culturali ed economici.

Come ultimo argomento, il Prof. Martinoli ha trattato il lupo, animale che incomincia a comparire nelle nostre zone. In questo caso, non si tratta di un animale stanziale ma in dispersione. Il lupo infatti è diffuso al nord, nelle zone carniche e nel nord Europa e nel sud Italia e vive in branco. Verso i 2 anni, molti esemplari giovani abbandonano il branco e si spostano percorrendo anche 50 Km al giorno. Gli esemplari trovati nelle nostre zone (2004 Parma – 2012 Malpensa – 2017 Parco del Ticino – 2019 Buguggiate) erano apparentemente in ottimo stato ma sono stati poi investiti e uccisi; si è trattato sicuramente di esemplari in dispersione.

In passato, il lupo è stato demonizzato e questo ha quasi portato alla sua estinzione. Poi, a seguito di una campagna del WWF negli anni '70 (Operazione San Francesco), si è iniziato ad avere un'attenzione maggiore verso questo animale. Ad oggi, si stima che in Italia ci siano circa 1500 individui.

Manifestando nel tempo un sempre minor interesse ad attaccare l’uomo (cosa invece molto frequente tra il 1400 e il 1800), questo predatore caccia soprattutto animali di piccola e media taglia (pecore, capre, ...). Per questo ancora oggi, anche per la diversa modalità adottata dalla pastorizia, viene temuto dai pastori. La mancanza di grosse prede ha comunque fatto sì che il branco si smembrasse più facilmente e venisse a cadere la figura del maschio e della femmina alfa (i soli che possono riprodursi); pertanto la ripopolazione delle nostre montagne è avvenuta grazie a coppie di esemplari in dispersione. Il lupo non è però ancora un animale stanziale ma solo di passaggio. Nei prossimi anni potrebbe diventare un animale delle nostre montagne assieme ad altri considerati in via di estinzione ma che incominciano a ritornare, come lo sciacallo dorato e l’orso bruno del Trentino.

Ringraziamo ancora il Prof. Martinoli per la Sua dotta e appassionata conferenza, molto apprezzata dal pubblico presente. Visto l'entusiasmo suscitato, lo invitiamo sin d'ora a tornare tra noi il prossimo anno con un'altra "conversazione" sulla fauna del nostro territorio.

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