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Le donne della famiglia Ponti e la carta di Varese (di Sergio Redaelli)

Una mostra a Velate nel 2019 e ora un libro di Carla Tocchetti raccontano la storia di quattro imprenditrici e di un’eccellenza artigianale non tutta varesina

E’ nata a Vicenza e ha studiato all’Università Ca’ Foscari di Venezia ma è più varesina di un bosino doc. Carla Tocchetti, sposata e madre di una figlia che vive a Londra, è una eclettica comunicatrice. E’ stata una vivace penna della Provincia di Varese finché il quotidiano è stato in edicola (con un rimpianto: “Mentre collaboravo il giornale ha cambiato quattro direttori e non ho fatto in tempo a fare la richiesta all’Ordine per diventare pubblicista”). Ha condotto una rubrica letteraria dai microfoni di Radio Missione Francescana, realizzato un programma di storia locale a Rete 55 e nel corso degli anni ha messo insieme un formidabile curriculum come traduttrice, addetta-stampa, copywriter, pubblicitaria, social media manager, promotrice d’arte e curatrice di mostre.

La città che cambia e i racconti del lavatoio

Vive vicino a Velate, ama viaggiare, pratica il canottaggio sul lago di Varese ed è brava a creare gioielli con le pietre dure. Ma è soprattutto curiosa di tutto ciò che riguarda la città che l’ha adottata. È la romantica cultrice di antiche tradizioni che ha raccolto in un libriccino dedicato al Fontanile della Valeta tra Casciago e Masnago, Il lavatoio racconta (2011), sceneggiato da Anna Bossi Bonomi per il teatro. Ed è un’attenta osservatrice delle trasformazioni urbanistiche della vecchia Varese che ha illustrato nel libro La città che cambia (2016) scritto a quattro mani con Mario Chiodetti. Ora ritorna in libreria con un’originale ricerca sulla Carta Varese, la storica carta decorativa e da parati stampata dalla Cartiera Molina di Malnate per conto dell’antiquario Rizzi fino ai primi del ‘900.

“In un certo senso sono tornata alle origini – sorride divertita – quella che oggi chiamiamo carta di Varese era prodotta fin dalla metà del ‘600 con le matrici in legno della tipografia Remondini di Bassano del Grappa, guarda caso in provincia di Vicenza. Remondini cessò l’attività nel 1861 lasciando un patrimonio di santini, carte geografiche, carte decorate e da parati. Le stampe più preziose finirono alla Bertarelli di Milano, le matrici in legno da inserire nel telaio che s’inchiostrava per stampare arrivarono a Varese. Io sono partita da una collezione privata di un centinaio di fogli, ho raccolto notizie e testimonianze dei clienti di Pontiggia che compravano la carta di Varese per ricoprire i quaderni delle scuole elementari e ho organizzato una mostra al battistero di Velate a fine 2019 intitolata Varese 1902, storie di donne, storie di doni. La mostra ha ottenuto un successo oltre le più rosee previsioni. Il successivo ritrovamento di un raro catalogo del primo ‘900 mi ha convinto a scriverne”

Quattro donne della “buona borghesia”

l libro che la Tocchetti ora pubblica con l’editore Macchione, ricostruisce la Varese di fine 800 e inizio ‘900, riscopre i segreti di un’eccellenza artigiana e racconta la storia della famiglia Ponti che ha indissolubilmente legato il proprio nome all’industria tessile varesina, alle ville di Biumo, all’isolino7 L'industriale tessile Ettore Ponti nel 1905 Virginia e… alla celebre carta da parati.

“E’ una storia bellissima da raccontare – si emoziona l’autrice – a rilanciare a Varese l’antico e prezioso marchio della Stamperia Remondini sono state quattro donne, Ester, Maria e Antonia figlie di Virginia e di Andrea Ponti, l’industriale che costruì un impero a partire dalla filatura meccanizzata del cotone a Solbiate Olona; e Remigia Spitaleri, moglie di Ettore Ponti, figlio di Andrea e di Virginia, presidente dal 1888 del cotonificio di Solbiate, senatore del Regno nel 1900, sindaco di Milano e marchese nel 1906. Furono loro a rimettere in funzione le famose matrici affidandone la commercializzazione all’antiquario Giuseppe Rizzi, che teneva bottega in via San Martino”.

Una storia di consapevolezza sociale femminile e di conservazione delle tradizioni che vede protagoniste quattro donne della “buona società” che s’improvvisano imprenditrici per affrancarsi da padri e mariti celebri. “Grazie al loro intuito – chiosa la Tocchetti – la carta di Varese è diventata famosa nel mondo con la collaborazione dell’antiquario Rizzi che la propose all’Expo di Milano nel 1906, all’esposizione di Bruxelles nel 1910 e la esportò a New York”.

Fare cultura a Varese non è facile

Prima che se ne occupasse la Tocchetti tra parecchie difficoltà (l’archivio Ponti nel palazzo Bigli a Milano fu distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale), l’argomento era totalmente trascurato, diciamo pure dimenticato. Nessun libro in circolazione, poche informazioni su Internet. Black-out quasi completo.

“A me piace documentare il territorio in cui vivo – spiega l’autrice – Varese la città che cambia fu l’argomento della mia prima mostra al Sacro Monte nell’inverno del 2016. Collezionò mille visitatori in tre fine settimana e ne feci un libro che precedette l’uscita del bel lavoro di Fausto Bonoldi sul medesimo tema. Per dieci mesi abbiamo tenuto aperte le stanze medievali dell’ex albergo Camponovo con venti eventi culturali sugli argomenti più disparati, dal concerto dei menestrelli rinascimentali alla danza, dalla poesia internazionale alle leggende del ciclismo varesino e alle foto scattate da Carlo Meazza al Campo dei Fiori. Credo di avere dato un piccolo contributo a far conoscere i tesori nascosti della città”.

Ma non sono tutte rose e fiori. “Avvicinare il pubblico alla cultura non è facile – osserva Tocchetti con un filo di amarezza – talvolta ho l’impressione che da noi contino più gli spettacoli che le mostre, come se avessero una differente valenza culturale. Covid a parte. La presentazione del mio nuovo libro era inizialmente prevista al Salone Estense con l'editore Macchione e il giornalista della Prealpina Paolo Grosso a fare gli onori di casa, ma la cautela anti-contagio consiglia di farla a piccoli gruppi su invito. Ovunque avvenga, raccontare ai varesini un pezzetto della loro storia è per me un motivo di orgoglio”.

La carta coi gigli fiorentini non è di Varese

“L’anno prossimo – annuncia l’autrice - il Comune di Varese organizzerà una mostra di rarissime stampe giapponesi provenienti dal lascito Ponti. Sono conservate nell’archivio municipale e neppure i discendenti della famiglia Ponti che vivono a Washington sapevano della loro esistenza. Oggi il marchio della carta di Varese non è tutelato. Nell’immaginario collettivo è la carta con i gigli verdi fiorentini usata per foderare i cassettoni, è prodotta in Toscana ma non ha niente a che vedere con la vera Carta Varese. Le matrici in legno originali, quelle che corrispondono ai fogli esposti l’anno scorso a Velate e che si vedono nel libro, sono al Museo Remondini a Bassano del Grappa. Le Grafiche Tassotti di Bassano hanno rimesso in produzione qualche soggetto ridisegnato e prodotto con tecniche moderne. A Varese si possono trovare da Villa in via Marcobi. Nel 1990 l’inglese Tanya Schmoller pubblicò un volume sulla carta dei Remondini dando per la prima volta rilievo alla storia di Rizzi e alle Cartiere Molina di Valle Olona. Un libro tecnico. Io invece ho voluto ricostruire l’atmosfera e raccontare i personaggi femminili che a Varese furono protagonisti di un capitolo di artigianato artistico ormai estinto”.

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