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Sergio Redalli

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Rendiamo più “solide” le palafitte dell’Isolino (di Sergio Redaelli)

Isolino VirginiaUn maschio e una femmina adulti, alti intorno ai 160 centimetri, con qualche problema respiratorio a causa dei polmoni anneriti per avere respirato l’aria della lavorazione dei minerali di rame. Sofferenti di artrosi, i denti rovinati a furia di masticare farina di cereali impastati con la sabbia, fibre vegetali, pelle e tendini. Ma ingegnosi, capaci di usare l’ascia di pietra e la scapola di cervo come zappa, di lavorare la corda in fibra vegetale, di filare e tessere con un rudimentale telaio, di costruire vasi, olle e strumenti con la selce, oggetti d’osso e di corno. E, soprattutto, di costruirsi una capanna sulla palafitta.

È l’identikit dell’abitante tipo dell’Isolino Virginia nella fase iniziale dell’età del Rame, fra 3350 e 3100 anni fa, in tutto e per tutto simile a Ötzi, l’uomo di Similaun, la mummia ritrovata nel 1991 in Val Senales e conservata nel museo archeologico dell’Alto Adige a Bolzano. I villaggi palafitticoli avevano allora poche capanne, due o tre al massimo, costruite sui pali conficcati nella terra asciutta o sulla battigia, come quelle appunto dell’Isolino, che l’acqua ha protetto per secoli. Poche decine di persone per ogni villaggio.

Mostra e Guida in preparazione

Tutto questo e molto altro si potrà conoscere nei dettagli grazie alla mostra in preparazione per i dieci anni dal riconoscimento di patrimonio mondiale dell’Unesco, che unisce l’Isolino Virginia sul lago di Varese e gli altri siti palafitticoli di Bodio e Cadrezzate al Sacro Monte di Varese, all’insediamento longobardo di Castelseprio-Torba e ai ritrovamenti fossili sul monte San Giorgio a Besano. I tecnici stanno concludendo i testi della guida per la visita, l’obiettivo è di offrire informazioni chiare e complete per comprendere il lungo periodo che dal Neolitico avanza fino alla fine dell’età del Bronzo, coprendo quattro millenni.

Il 3 maggio sono terminati i lavori di ricerca all’Isolino con il prelievo di nuovi campioni di palo per determinare specie e date radiocarboniche, un delicato lavoro svolto dalla Società Arco, una cooperativa di ricerche archeo-biologiche di Como. E fino al 5 giugno ci si può candidare a big-sponsor della mostra per esporre il proprio logo sulla guida. È in corso infatti la ricerca di fondi per finanziare la rassegna con un giusto vantaggio fiscale che lo Stato riconosce a chi contribuire a conservare i tesori del Paese.

Il Sindaco Galimberti ringrazia

Tra i grandi sostenitori c’è la società A2A, che ha sposato il progetto proponendosi come sponsor. Anche il sindaco di Varese Davide Galimberti ringrazia: “L’Isolino Virginia è diventato bene pubblico grazie alla donazione della famiglia Ponti, una dinastia di imprenditori capaci e generosi. La ricchezza del nostro territorio è legata a molti mecenati di questo calibro, persone che hanno creduto nell’importanza di investire e nel fare qualcosa per gli altri. Questo lascito ci chiama a non disperdere quanto abbiamo ricevuto. Occorre uscire da una mentalità che vede i beni pubblici come un patrimonio di competenza altrui: sono nostri! Mi auguro che anche oggi tanti varesini si sentano chiamati a dare il proprio contributo in prima persona. Un aiuto che, grazie all’Art Bonus, può diventare doppiamente conveniente, con la possibilità di recuperare il 65 per cento della donazione come credito di imposta. È un grande incentivo, che di fatto permette di lasciare sul territorio una parte delle tasse che versiamo. Chi può, contribuisca a curare beni che il mondo ci invidia. Possiamo riportare Varese al centro dell'attenzione internazionale, come è stato nel passato. Un regalo per la scuola, per i varesini del domani e per la nostra crescita culturale, turistica ed economica”.

Informazioni sui vantaggi fiscali

Da domenica 16 maggio l’Isolino ha intanto riaperto la stagione delle visite. Il Museo, grazie alle applicazioni dell’archeologia sperimentale, contiene una ricostruzione degli spazi dell’interno di una palafitta. Informazioni sul programma e sui vantaggi fiscali del progetto La civiltà delle palafitte sono nel sito Art bonus cliccando qui:

 

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