In un'intervista esclusiva nel numero di febbraio del mensile della Confindustria Varesefocus (www.varesefocus.it
), il geometra Augusto Caravati, ex regiù per vent'anni della Famiglia Bosina e per altri venti dell'associazione nazionale dei costruttori edili, lancia una nuova e clamorosa idea per risolvere le questioni del traffico, dei parcheggi e degli intasamenti domenicali al Sacro Monte: "Penso a una cabinovia – dice - che parta dalla Rasa e arrivi in alto scaricando i fedeli vicino agli ascensori del santuario. Disporre dei terreni necessari non è un problema e si può ricavare un ampio parcheggio accanto alla stazione di partenza. I vantaggi di questa soluzione sono tanti: con la funivia che sale dalla Rasa le auto e i pullman resterebbero nel parcheggio a valle. Senza più traffico privato in cima al borgo, se non durante la settimana, la gente riscoprirebbe i mezzi pubblici e perfino la funicolare che sale dalla parte del Vellone".
Certamente i primi abitanti del borgo, sorto su un cucuzzolo roccioso, dovettero fare molta fatica per approvvigionamento dell'acqua, sia per la mancanza di sorgenti in loco, sia per la difficoltà di costruire pozzi.
Di questi ultimi si conservano poche tracce, ne esiste uno al civico 24 di via Caterina Moriggi; mentre più numerose sono le cisterne per raccogliere l'acqua piovana, costruite nelle vicinanze delle abitazioni.
Una prima svolta si ebbe con l'avvento del Monastero delle Romite Ambrosiane nella seconda metà del 1400, che, in una grande cisterna ancora oggi esistente, "raccoglievano le acque piovane che filtravano dalle venature della roccia sovrastante".
L'acqua, oltre a soddisfare le esigenze del Monastero, fatta fluire in una grossa vasca in pietra situata sotto il portico del Santuario, veniva erogata a quanti ne facevano richiesta.
Si racconta che la beata Giuliana passasse giorni e notti intere a porgere l'acqua ai numerosi pellegrini.
Il borgo iniziò ad espandersi, aumentarono gli abitanti, e l'acqua incominciò a scarseggiare.
Con l'avvio dei lavori per la costruzione del Viale delle Cappelle nel 1604, "né v'essendo acqua sopra il monte" — e trasportarla da lontano incideva notevolmente sulla spesa — si decise di costruire un acquedotto che dal Campo dei Fiori portasse l'acqua fino alla Prima Cappella.