Carissimi Soci,
il periodo che ci troviamo a vivere è insieme tragico e surreale: chi avrebbe mai pensato che, nel 2020, saremmo stati catapultati in un mondo congelato, in balìa di un nemico invisibile ma letale, che ci costringe a casa (se siamo fortunati e restiamo sani) e sconvolge le nostre abitudini, con tanto tempo a disposizione? L'unica speranza è che tutto questo tempo in più ci aiuti a riflettere e a distinguere le vere priorità, a capire cosa è davvero importante e necessario, e cosa è invece futile, dispersivo, persino dannoso. Sarebbe un buon punto di partenza per quando riprenderemo la nostra solita vita, anche se non proprio subito e non proprio come prima. Ne gioveremmo tutti, la nostra società, il mondo intero. Utopia? Forse. Ma la speranza c'è ed è concreta.
La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia. Condotti dal filo della nostra storia, noi passiamo a raccontar gli avvenimenti principali di quella calamità; nel milanese, s’intende, anzi in Milano quasi esclusivamente: ché della città quasi esclusivamente trattano le memorie del tempo, come a un di presso accade sempre e per tutto, per buone e per cattive ragioni. (Incipit del capitolo XXXI dei Promessi sposi).
Cari Amici,
in questo tempo d'angoscia, lutto, in cui tutto è ormai sospeso, ognuno reagisce a modo suo per esorcizzare la paura che prende tutti.
Apparentemente, nella nostra zona i contagi sono meno numerosi rispetto al resto della Lombardia, ma non si può abbassare la guardia. È un tempo che ci è comunque concesso per l'introspezione, la meditazione su ciò che accade e, per chi crede, la preghiera.
L'auspicio è che l'agognato "dopo" ci trovi pronti a ricominciare dando un senso vero alla nostra vita, alle relazioni con gli altri, e mirando al bene comune.
Questa pandemia ci fa ricordare quanto siamo fragili e indifesi: conviene però che ce ne ricordiamo quando tutto ciò sarà passato. Sarebbe bello parlare solo del nostro Sacro Monte che, fortunatamente, è sempre lassù che ci aspetta.
Ci sembra giusto ora dare spazio all'informazione, quella vera, ufficiale, a cui chiunque voglia, potrà attingere per saperne di più.
Restiamo a casa, mi raccomando, e teniamo duro.
Un cordiale saluto a tutti
Maria Rosa Bianchi