Giuseppina Grassini (1773-1850): dal Sacro Monte di Varese all'Europa.
In occasione dell'anniversario dei 200 anni di Varese Città celebrato nel 2016, tra le altre manifestazioni organizzate ci fu un'interessante mostra allestita nei Musei Civici di Villa Mirabello con una sezione dedicata al Teatro Sociale cittadino, costruito nel 1791 e sciaguratamente demolito nel 1953.
Tale sezione, curata dal musicologo e giornalista Bruno Belli, prevedeva l'esposizione di parecchio materiale inedito rinvenuto nell'Archivio del Teatro Sociale, presente negli Archivi Comunali, tra cui i progetti originali della costruzione dell'edificio, disegni degli arredi, locandine, libretti d'opera, fotografie, articoli dei giornali varesini dell'Ottocento e oggettistica varia inerente all'argomento, proveniente dalla collezione privata del curatore, con particolare riguardo alla figura della Grassini.
Un'analisi minuziosa delle statue delle Cappelle del Sacro Monte, interpretandone la gestualità: gesti spontanei ma anche gesti dettati dal codice culturale del Seicento. Gesti facilmente interpretabili da chi guarda. Il "gran teatro montano", definito da Giovanni Testori, si svela ai nostri occhi in tutti i suoi significati grazie alla straordinaria capacità comunicativa e alla grande competenza di Laura Marazzi.
Ecco quindi l'abbraccio tra Elisabetta e Maria nella Visitazione della Seconda Cappella, con la prima che si slancia verso la cugina, sorridendo e stingendole la mano. O l'Annunciazione della Prima Cappella, dove l'Arcangelo Gabriele è ritratto come un arringatore, con l'indice della mano destra alzato verso l'alto, quasi nell'atto di benedire, come chi sta comunicando qualcosa di importante, mentre Maria lo ascolta portando una mano al petto e l'altra avanti, quasi ad accogliere e meditare le parole che le vengono dette.