Dal Sacro Monte di Varese al campo base dell’Everest, dai villaggi walser alpini alla Terra del Fuoco in Patagonia, dalle Dolomiti a Mosca e S. Pietroburgo: una passione per la fotografia tutta da raccontare.
E’ lo “storico” ufficiale di Albizzate. Solo che la storia del suo paese la racconta con le immagini. Ritratti di persone, vecchi cortili, fregi alle finestre dei palazzi e decorazioni sulle facciate delle chiese, simboli religiosi, feste patronali. Nulla sfugge al suo obiettivo, quasi che la macchina fotografica sia il prolungamento degli occhi. Franco Restelli, 80 anni, nato in casa “come usava una volta”, sposato con Angela Caruggi ex maestra di Bosto, padre di Cristina e nonno di Federico, ha lavorato trentasei anni alla Banca Industriale Gallaratese tra Albizzate e Varese. E ha seguito un corso di fotografia di Eugenio Manghi scoprendo, da autodidatta, la passione della vita.
“Con i primi scatti mi è venuta la voglia di viaggiare – confessa - ho infilato gli scarponi da montagna e sono salito in alta Val Badia a caccia di chiesette sperdute tra i boschi e sul monte Rosa in bilico sulla cresta di sud-est, sul Cervino, sul Bernina, sullo Stelvio, in Val d’Aosta sulle tracce dei Walser. Poi nel 1990 ho letto su Lo Scarpone che una guida alpina di Chiavenna, Guido Lisignoli, organizzava una spedizione in Nepal. Mi sono aggregato ed è stato bellissimo. Pagandomi le spese ho affrontato la salita al campo base dell’Everest, in autunno, quando il tempo si stabilizza dopo il monsone ed è più facile respirare. Che cosa mi ha spinto? Il desiderio di documentare ciò che scoprivo, di fare partecipi gli altri di quelle incredibili emozioni. In montagna non ho mai corso pericoli. Ho provato invece tanta gioia”.
Lo scorso sabato, presso la nostra sede di via del Ceppo, si è tenuta l'ottava e ultima delle "Conversazioni al Sacro Monte" previste per quest'anno. Relatrice, Margherita Giromini, già Dirigente Scolastica, che ci ha parlato di "Alcune belle fiabe del Varesotto, specchio della cultura orale dei nostri avi".
La Professoressa Giromini ha illustrato brevemente il percorso che l’ha portata a raccogliere le fiabe della tradizione popolare tramandate oralmente e ha raccontato come l a sua pubblicazione (“Fiabe e leggende del Varesotto", oggi non più disponibile in libreria) sia nata proprio incontrando il sabato pomeriggio gli anziani della zona dell’Alto Varesotto e Lago Maggiore (Germignaga, Dumenza, Agra,...), coadiuvata da un'amica, al fine di raccogliere le storie tramandate da padre in figlio. A tutto questo ha aggiunto la sua passione per l’argomento oltre che una ricerca personale.
Importante è sottolineare come quanto più isolati sono i paesi in montagna, tanto più sono numerose le fiabe che si sono tramandate. Questo perché la tradizione orale, per mancanza di libri e capacità di leggere e scrivere, era la cosa più semplice.