L’impietoso giudizio del Soprintendente alle belle arti Luca Rinaldi al convegno del Palace su Giuseppe Sommaruga.
di SERGIO REDAELLI
Un capolavoro? O un pugno nello stomaco? Al convegno su Giuseppe Sommaruga sono emersi giudizi contrastanti sulla principale opera varesina dell’architetto milanese, il Grand Hotel Campo dei Fiori. A cominciare dalle critiche del soprintendente alle belle arti e al paesaggio della Lombardia Occidentale, Luca Rinaldi: “L’albergo in origine avrebbe dovuto essere più alto di cinque piani, ma anche così l’impatto sulla montagna è fuori scala, non so se la Soprintendenza oggi approverebbe il progetto. Realizzarlo fu una follia della società Grandi Alberghi. Con costi spaventosi. A guardarlo fa venire in mente il film Shining, evoca pellicole noir come Suspiria che infatti vi è stato ambientato. Come tutti gli artisti, anche Sommaruga ebbe alti e bassi qualitativi e io sono critico nei confronti di chi interpreta l’architettura a prescindere dall’impatto ambientale”.
Lo sferzante giudizio di Rinaldi è una delle sorprese uscite dal convegno tenutosi il 7 ottobre per iniziativa della Confcommercio all’Hotel Palace, altro “gioiello” prealpino di Sommaruga che, con Varese, ebbe un costante rapporto professionale lungo l’arco della vita. Il perché lo ha spiegato Marco Tamborini, direttore della Rivista della Società Storica Varesina, autore di un’accurata indagine anagrafica d’archivio: “L’architetto nacque a Milano l’11 luglio 1867 ma il padre Giacomo, di professione “doratore”, la nonna Marianna Castiglioni e il nonno Luigi, orologiaio, erano di Varese. Tra il 1910 e il 1912 tenne uno studio professionale con Giulio Macchi in viale Umberto 1, oggi via Medaglie d’Oro e a Varese realizzò, tra l’altro, le cappelle funerarie delle famiglie Aletti e Comi nel cimitero di Giubiano”.
Nel territorio di Varese esistono 6 beni gestiti dal FAI e chi meglio di Marco Magnifico, vice presidente esecutivo del Fondo Ambiente Italiano poteva descriverli esaltandone le peculiarità e le attrattive?
Per un finale di stagione col botto, sabato 30 settembre nella nostra sede al Sacro Monte, i numerosi soci e simpatizzanti convenuti hanno potuto godere delle straordinarie doti oratorie e comunicative del Dott. Magnifico che ha illustrato i 6 beni FAI Varesotto. Ai cinque già conosciuti (il Monastero di Torba, la Villa Bozzolo di Casalzuigno, la Villa Panza di Varese, la torre e la pensilina dei tram a Velate), dal 2015 si è aggiunto un altro gioiello, la Casa Macchi di Morazzone, donata al FAI dalla proprietaria Marialuisa Macchi insieme a un lascito in denaro.
La villa è rimasta come congelata dagli anni Cinquanta/Sessanta del Novecento, con tutti gli arredi e le suppellettili tipici non tanto di quell'epoca ma piuttosto risalenti fino alla metà dell'Ottocento, a testimonianza della classe borghese che ha fatto la grandezza del nostro Paese.