Prendete una sera d’estate: vento impetuoso sceso dal nord a portare con sé cumuli di nubi, scuotendo, quasi abbattendo, le fronde degli alberi; ultimi raggi del sole al tramonto ad arrossare le dense nuvole.
Prendete uno dei più bei balconi con vista sulla pianura lombarda.
Aggiungete le voci di due attori del calibro di Glauco Mari e Roberto Sturno, le note di un pianoforte in sottofondo abilmente suonato da Giovanni Zappalorto, una selezione dei più celebri brani del noto Bardo, il tutto con la regia del bravissimo Andrea Chiodi.
Ha una data di nascita controversa, una posizione all’inizio della Via Sacra che è tutta da interpretare ed è intitolata ad un dogma che divise a lungo i francescani e i domenicani, gli uni favorevoli, gli altri contrari, facendo coesistere posizioni dottrinali e devozionali diverse: è la chiesetta dell’Immacolata Concezione che i fedeli incontrano prima d’imboccare il viale delle cappelle spesso senza conoscerne gli enigmi che la rendono misteriosa e affascinante.
Il Bernascone la costruì nel 1609, secondo la data segnata all’esterno: ma lo storico Renzo Talamona avverte che forse in quel luogo esisteva una precedente cappella dedicata a San Rocco. Scartabellando nell’archivio diocesano di Milano, Talamona ha trovato un documento di Domenico Ranzo, vicario di Santa Maria del Monte dal 1567 al 1571, che parla di una “capelleta” alla Cascina Morona; e frugando negli inventari alla ricerca della relazione di una visita di Carlo Borromeo, si è ritrovato fra le mani il volume 71, sezione decima della pieve di Varese, con la descrizione di una cappella intitolata a san Rocco in data 19 novembre 1571 forse proprio dove sarebbe sorto l’Oratorio dell’Immacolata. Trentotto anni dopo.