Amici del Sacro Monte

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Strade del Sacro Monte

Baroffio, scrigno delle meraviglie

baroffio 149x112Mi dice il custode: "Sa che quando è venuto a visitarlo Philppe Daverio non stava nella pelle, diceva: che cosa andiamo a cercare l'arte all'estero, che qui in Italia abbiamo tesori da vendere". Giorni dopo sono usciti due articoloni sul Baroffio, uno sul Corriere della Sera, l'altro su Avvenire. Il Museo Baroffio al Sacro Mone sopra Varese è proprio così. E' uno scrigno d'arte, un piccolo-grande museo di valore inaspettato.
Qundo giro per l'Itala come turista, se trovo un museo diocesano non manco di visitarlo. Ho un debole per l'arte sacra, del resto quasi tutto il patromonio artistico italiano vi appartiene. Ci sono musei ricchissimi, altri invece che, rispetto al Baroffio (che pure non è certo un museo di rango diocesano) sfigurano al confronto. Il Baroffio non si può non conoscerlo.


E' sempre così. Si va in ogni dove per scoprire le bellezze che stanno lontano da noi e non ci si cura di quelle della porta accanto. Mutatis mutandi, l'adagio Nemo propheta in patria potrebbe essere essere benissimo riferito anche alle cose inanimate, come le bellezze storico-artistiche. E a volte anche quelle naturalistiche.
Il Baroffio stupisce innanzi tutto per l'ingresso, questo sì, più noto. Una scalinata leziosa che porta su una balconata con vista fantastica, nelle giornate terse, sul lago di Varese e sulla piana. Poi, stupisce la sistemazione delle sale, disposte su più livelli. Ciò che avrebbe potuto essere un condizionamento dettato dall'orografia del suolo, è divenuto invece un elemento architettonico intrigante, che crea visuali da cinepresa. In una sala si apre una botola e vedi lo spazio inferiore (o superiore, secondo dove ti trovi). Scendi una scala e vedi le tele della sala di sotto ad altezza giraffa. Risali la scala e vedi le persone che stanno di sopra ad altezza caviglia. Sembra di guardare un film con effetti speciali.

Le opere esposte sono di grande fattura, ben illuminate e ottimamente illustrate. Pitture, sculture, arredi sacri e una sezione voluta da Mons. Pasquale Macchi interamente dedicata alla figura di Maria. Poi, un vecchio codice miniato con liturgia in antico canto ambrosiano. Le opere non possono essere spiegate, bisogna ammirarle. La qualità è eccelsa.
Una guida mi illustra le tele. Le domando, sentito il suo accento: "Scusi, lei è tedesca o svizzera?" "Sono olandese" risponde e, illustrandomi l'opera ritenuta più preziosa, orgogliosamente mi fa notare gli influssi fiamminghi in quell'arte tutta italiana. Deduco che la gentile signora delle Fiandre sia una delle tante persone che si sono stabilite nel Varesotto, ammaliate da questa terra. E' infatti, insieme alle altre guide, una dei volontari grazie ai quali il Baroffio può essere aperto al pubblico.

Anche questo, un segno bellissimo di passione per l'arte. Anche questa, una delle tante declinazioni di quello spettacolare fenomeno tutto italiano rappresentato dal volontariato.

Mauro Luoni

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