Amici del Sacro Monte

Associazione culturale fondata nel 1967

A cura di Sergio Redaelli

“Madonna cripta" rivela la sua età: giorni e orari per visitare gli scavi

6 La posizione della cripta sotto la verticale dell'altare in santuarioUn viaggio a Santa Maria del Monte sulle orme dell'antica devozione mariana: i fedeli e gli amanti dell'arte lo possono compiere, ogni week-end, camminando su panoramiche vetrate di cristallo con vista sui resti della chiesa del quinto secolo dopo Cristo – di poco posteriore all'epoca di Sant'Ambrogio - che si celano nella cripta sotto il santuario. Si tratta dei tesori scoperti nel corso degli scavi eseguiti dall'archeologo Roberto Mella Pariani tra il 2013 e il 2015 per dotare la cripta di moderni impianti termici ed elettrici e mettere in sicurezza la volta; nel corso dei quali sono tornate alla luce anche misteriose sepolture su cui ora si sta indagando.

I lavori, ordinati dal soprintendente ai beni archeologici della Lombardia Barbara Grassi, hanno prodotto risultati di portata storica: la volta della cripta è stata consolidata e messa in sicurezza insieme agli affreschi del '300 che ne decorano i muri; sono state rimosse le antiestetiche putrelle d'acciaio inserite nel 1931 per sostenere il peso del soprastante altare del santuario (che si trova sulla verticale della cripta); è stato scoperto un affresco d'epoca sforzesca che richiama la scuola di Masolino da Panicale; e, rimuovendo un contrafforte in pietra e un armadio nel corridoio d'accesso alla cripta, parallelo alla navata del santuario, sono "emersi" affreschi del '400, d'ignoti artisti varesini, in un ambiente che è stato subito ribattezzato la "sala delle tre madonne".

Il restauro delle volte della cripta è un capolavoro di tecnica e fa già scuola in Italia e all'estero. L'architetto Gaetano Arricobene e l'ingegnere Lorenzo Jurina del Politecnico di Milano, responsabili rispettivamente del progetto architettonico e di quello strutturale, ne hanno parlato in luglio in un convegno a Bressanone e in ottobre a Valencia, in Spagna. Spiega Jurina: "Abbiamo adottato la soluzione del "gazebo strutturale", in alluminio, che sorregge gli archi della cripta. Profili in acciaio inox seguono l'andamento delle volte e si appoggiano a terra accanto alle colonnine in pietra, sgravandole parzialmente dal carico di settantadue tonnellate dell'altare soprastante. Un sistema di viti regolabili consente di spingere verso l'alto i profili in acciaio e di metterli in forza".

I restauri degli affreschi sono stati diretti da Isabella Marelli della Soprintendenza alle Belle Arti di Milano. Eseguiti fra il 1360 e il 1370 (o forse posteriori di un secolo, gli esperti non lo hanno ancora chiarito), hanno caratteri stilistici simili a quelli della Schirannetta di Casbeno datati 1408. Si tratta di opere di una bottega locale in cui prevale l'aspetto devozionale su quello artistico. Sulla parete sinistra del corridoio d'ingresso alla cripta, che corrisponde al fianco esterno dell'antica chiesa romanica, sono tornati alla luce due grandi affreschi (la Vergine col bambino in stile gotico internazionale e l'Annunciazione, nello stile gotico fiorito). Un terzo affresco più piccolo raffigura una Madonna con Bambino.

La campagna di restauri è costata un milione centocinquantamila euro finanziati dalla Fondazione Cariplo e dalla Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese, presieduta dal vicario episcopale Franco Agnesi, con il contributo della Regione Lombardia e l'assistenza dell'arciprete don Erminio Villa.

In base alle nuove scoperte, la costruzione del luogo di culto a Santa Maria del Monte avrebbe dunque avuto quattro fondamentali fasi: la prima chiesa del quinto secolo di cui si sono ora trovati i resti, fu abbattuta in età carolingia-ottoniana (nono o decimo secolo) per edificare una nuova cappella, il cui presbiterio absidato è giunto a noi come cripta. Sopra questa, fu eretta la chiesa d'età romanica, databile tra la fine dell'undicesimo e gli inizi del dodicesimo secolo, ampliandola a ovest. Infine l'architetto ducale Bartolomeo da Cremona (noto nella storia dell'arte con il nome di Gadio) e Benedetto Ferrini di Firenze fecero il radicale intervento del 1472-1476 per volontà di Ludovico Maria Sforza, ampliando l'edificio romanico da una a tre navate e riedificando il presbiterio, così come li vediamo oggi.

La cripta e gli ambienti annessi sono aperti al pubblico il sabato, la domenica e nei giorni festivi: gratuitamente dalle 9.30 alle10 e dalle 17.30 alle18; a pagamento (5 euro) con visita guidata durante il giorno dalle 10 alle 17.30. Potranno entrare gruppi di dieci persone per volta come accade nel refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano per visitare il Cenacolo. Su prenotazione le visite sono aperte in qualsiasi giorno della settimana. Le prenotazioni si possono effettuare online sul sito www.sacromontedivarese.it fino alla mezzanotte del giorno precedente la visita o telefonicamente chiamando il 328-8377206. Un prezioso libricino sulla cripta e i suoi tesori, con la spiegazione degli affreschi di Laura Marazzi conservatrice del museo Baroffio e della soprintendente ai beni artistici Isabella Marelli, si potrà richiedere dal primo novembre.

 

Le volte rinforzate - foto Fumagalli

Le volte rinforzate - foto Fumagalli

Le volte rinforzate - foto Fumagalli

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I rinforzi alle pareti della sala delle Madonne - foto Fumagalli

I rinforzi alle pareti della sala delle Madonne - foto Fumagalli

I rinforzi alle pareti della sala delle Madonne - foto Fumagalli

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Alcuni affreschi tornati alla luce - foto Fumagalli

Alcuni affreschi tornati alla luce - foto Fumagalli

Alcuni affreschi tornati alla luce - foto Fumagalli

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Foto di gruppo dopo la conclusione dei restauri - foto Fumagalli

Foto di gruppo dopo la conclusione dei restauri - foto Fumagalli

Foto di gruppo dopo la conclusione dei restauri - foto Fumagalli

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Il tavolo dei relatori alla presentazione alla stampa dei risultati dei restauri - foto Fumagalli

Il tavolo dei relatori alla presentazione alla stampa dei risultati dei restauri - foto Fumagalli

Il tavolo dei relatori alla presentazione alla stampa dei risultati dei restauri - foto Fumagalli

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