Amici del Sacro Monte

Associazione culturale fondata nel 1967

A cura di Sergio Redaelli

La curiosa storia di villa Dandolo, ex monastero dell’Annunciata

Cantiere Villa DandoloMagatti pingebat Anno Santo 1725...: sul muro giallo del refettorio al pianterreno dell'antico convento francescano dell'Annunciata, da cui una ditta specializzata sta ricavando una moderna palazzina in via Medaglie d'Oro 27 a Varese, compare la scritta su fondo rosso.

 

 

 

Sono passati quasi trecento anni e torna alla luce l'Ultima Cena di Pietro Antonio Magatti (1691-1767), un artista di punta del settecento varesino, già attivo nel monastero delle romite al Sacro Monte con un affresco di tema analogo.

"E' stato come scoprire un tesoro - gongola la soprintendente lombarda alle belle arti Antonella Ranaldi con gli occhi che luccicano – un tesoro scoperto grazie alle precauzioni che abbiamo preso quando sono cominciati i lavori in questo edificio. Avevamo intuito che qualcosa poteva essere rimasto negli ambienti al pianoterra con le volte a crociera e le indagini stratigrafiche ci hanno dato ragione. L'affresco del Magatti s'ispira all'Ultima Cena di Leonardo da Vinci a Santa Maria delle Grazie, a Milano. Ora proseguirà l'opera di disvelamento dell'affresco e questo ritrovamento aumenterà senz'altro il valore dell'immobile".

L'edificio ha una storia curiosa. Costruito dai frati francescani nel 1468, fu acquistato a prezzi di realizzo ai primi dell'ottocento, dopo le requisizioni napoleoniche, da Vincenzo Dandolo, scienziato e abile uomo d'affari, oggi diremmo anche disinvolto "palazzinaro", che fece abbattere muri, coprire affreschi e rimodellare il monastero a villa privata. Il conte Dandolo era un ricco veneziano trapiantato all'ombra del Sacro Monte e la sua famiglia era destinata a passare alla storia: i nipoti Enrico ed Emilio combatteranno con Garibaldi nel 1849 alla difesa della Repubblica Romana e si guadagneranno un posto nella galleria degli eroi del Risorgimento.

A Varese aveva conosciuto e sposato Marianna Grossi, sorella del fisico Luigi Grossi, autore con Giovanni Antonio Adamollo della Cronaca di Varese. Si era stabilito a Biumo in una bella villa disegnata dall'architetto Leopoldo Pollack e qui, nella terra che lo aveva adottato e che egli entusiasticamente giudicava "un paradiso in terra", aveva investito il suo cospicuo patrimonio dedicandosi, nel frattempo, agli amati interessi agricoli: la coltivazione delle viti e dei gelsi, l'allevamento dei bachi da seta, la lavorazione dei filati, la produttività delle razze ovine, l'allevamento delle pecore spagnole di razza merinos, la produzione dei vini e lo sfruttamento agricolo delle campagne.

Infaticabile studioso, scrisse oltre cento libri delle sue esperienze. Era un tipico personaggio del suo tempo, un "uomo nuovo" dell'età napoleonica, astuto e spregiudicato quanto bastava per non tirarsi indietro di fronte alla possibilità di fare soldi con le speculazioni immobiliari. A prezzi di saldo (13 mila lire) acquistò nel 1810 il soppresso convento dei frati minori riformati dell'Annunciata (la sola biblioteca era stata valutata 30 mila lire), rilevò terre e proprietà dell'ex convento delle benedettine umiliate di San Martino e l'eremo, i romitori e circa 1690 pertiche di terreno dei carmelitani scalzi al Deserto di Cuasso. Del convento all'Annunciata fece una specie di fattoria. Vendeva semenza e allevava bachi da seta. Vi manteneva le bigattiere più piccole, le mezzane e quelle grandi; altre di varie grandezze faceva gestire dai coloni a Malnate, Varese, Velate e Varano dove aveva comprato terreni a prezzi stracciati.

Divenne ricchissimo e con i suoi studi svolse un'importante attività d'innovatore agricolo dando un fondamentale apporto allo sviluppo della gelsicoltura e della bachicoltura in Lombardia, tanto che l'amata Varese gli dedicò una via del centro e un marmo nel lapidario a pianterreno di Palazzo Estense. L'opera gli fu intitolata sessant'anni dopo la morte, nel 1879, dal Comizio Agrario.

Venduta e passata a nuove mani, ai primi del novecento la villa ex monastero oggi in via Medaglie d'Oro divenne un collegio studentesco e infine casa di appartamenti privati; fino a oggi, di nuovo tempo di lavori di ristrutturazione per trasformarla in una moderna palazzina. Quando il restauro sarà completato e l'edificio agibile dai condomini, l'ex refettorio con l'Ultima Cena del Magatti diventerà forse una prestigiosa sala-convegni oppure la sala da pranzo di un appartamento privato. La vita non si ferma e neppure la storia.

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