Amici del Sacro Monte

Associazione culturale fondata nel 1967

A cura di Sergio Redaelli

Pio IV il Papa di Frascarolo

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Chi entra nel santuario di S. Maria del Monte sopra Varese richiudendosi alle spalle il pesante portone che guarda sulla piazzetta delle romite, s'imbatte in una grande lapide scritta in latino posta quasi ad altezza d'uomo nella navata destra, verso l'altare, che cita il papa Pio IIII e Gian Battista Biumi, "filosofo di sommo ingegno e di profondo sapere". Pio IIII è il milanese Gian Angelo Medici, fratello del sanguinario Medeghino e zio di Carlo Borromeo. Fu papa dal 1559 al 1565, difese il cattolicesimo dall'offensiva luterana e condusse felicemente a termine il Concilio di Trento che fissò la dottrina e pose le basi disciplinari per la vita della Chiesa cattolica nei secoli a venire.

L'altro, G.B. Biumi, era il suo medico privato, "cavaliere e conte palatino" che, da buon varesino, s'intendeva anche d'affari: tanto che spesso il pontefice faceva ricorso ai suoi consigli per risolvere questioni economiche e finanziarie. E' comprensibile che il figlio di Gian Battista, conte Gian Pietro Biumi, abbia voluto ricordare nel 1582 il rapporto di stretta confidenza che legava il padre al papa tridentino dedicandogli una lapide nel luogo dove già un'altra persona di famiglia, Benedetta Biumi, era salita in romitaggio nel 1471.

Gian Angelo Medici, papa Pio IV, fu uno degli ultimi grandi pontefici rinascimentali ed ebbe una vita avventurosa e romanzesca, chiamò a Roma il nipote Carlo Borromeo, lo nominò cardinale e arcivescovo di Milano favorendone il cammino verso la canonizzazione (di cui nel 2010 ricorse il quarto centenario). Un papa ingiustamente sottovalutato per l'effettivo ruolo che svolse nella Controriforma: "Il Concilio dovette molto più a lui che a San Carlo la felice conclusione raggiunta - spiega padre Roberto Comolli, ex priore dell'eremo di Santa Caterina del Sasso, illustre studioso della badia di Ganna e autore nel 2008 del volume "Monumenta Gannensia" - perchè seppe scegliere gli uomini giusti per creare le convergenze che a Trento, con il Concilio, conclusero e aprirono una fase molto delicata della storia della Chiesa".RD 1 Gian Giacomo Medici il Medeghino 250x325

Pio IIII fu anche un pontefice mondano e ambizioso, dalla "carriera" trasgressiva e forse per questo quasi dimenticato. Da giovane fu il braccio diplomatico del fratello fuorilegge sul lago di Como, con i soldi del quale si laureò in diritto civile e canonico e acquistò il titolo di protonotario apostolico. Già padre di tre figli si fece sacerdote, ebbe la porpora da Paolo III e fu eletto al soglio di Pietro al termine di un discusso conclave.

In soli sei anni fu capace di cambiare volto a Roma promuovendo l'arte e le opere pubbliche, di sviluppare le università di Roma, Milano, Bologna e Urbino, di riformare la musica sacra attraverso Pierluigi da Palestrina, di difendere il culto di Loreto, bonificare terre e paludi in Umbria, finanziare opere sociali, enti benefici e ordini religiosi, costruire torri e fortificazioni sui litorali tirrenico e adriatico a difesa dalle incursioni turche e di fare scudo alla cristianità con l'invio di soldi e di truppe all'isola di Malta, assediata dalla Mezzaluna.

Commissionò a Michelangelo alcune delle più belle porte e chiese di Roma come la basilica di S.Maria degli Angeli e dei Martiri che il geniale aretino ricavò dai ruderi delle Terme di Diocleziano e dove lo stesso papa è sepolto. Nella basilica Buonarroti salvò il corpo principale dall'immensa aula del Frigidarium lunga novanta metri, alta ventotto e larga ventisette, coperta da una volta a crociera e fiancheggiata in origine da quattro salette per le piscine sussidiarie, conservò otto colonne di granito rosso d'Egitto dell'antico Tepidarium e recuperò dal Calidarium un muro absidato da cui si accede tuttora alla chiesa.

Per ironia della sorte, toccò proprio a Pio IIII, grande ammiratore e amico personale di Michelangelo, censurare i nudi del Giudizio Universale nella Cappella Sistina ordinando a Daniello da Volterra di ricoprirli con panni leggeri. Fu il prezzo da pagare alla Controriforma e al clima moralistico che spirava da Trento, dopo la conclusione del Concilio che lo stesso pontefice aveva promosso con il decisivo sostegno di Carlo Borromeo. E proprio il nipote lo assistette sul letto di morte, nel 1565, insieme a un'altra eminente personalità dell'epoca, Filippo Neri, come lui destinato alla santità.

A Varese il papa Medici ebbe molti interessi. Ereditò dal Medeghino il feudo di Marchirolo, Bosco, Grantola, Dumenza e Voldomino e fu commendatario della badia di Ganna, attraverso la quale s'impossessò del castello di Frascarolo (Induno Olona) con terre e vigneti, dove tuttora vivono i discendenti di un ramo della famiglia, quello del fratello Agostino. "Le pecche del papato riflettono i difetti comuni nelle varie epoche", ha scritto lo storico cattolico Ludwig Von Pastor, autore di una monumentale storia dei pontefici in venti volumi: e la vita di Pio IIII dimostra le contraddizioni di un secolo pieno di ombre e di luci, di bontà e di crudeltà, di miseria e di grandezza.

Un dramma in tre atti scritto da Sergio Redaelli dedicato a Pio IV è stato rappresentato la scorsa estate per celebrare i 450 anni della Parrocchia di San Giovanni Battista a Induno Olona. Lo spettacolo teatrale, presentato dalla compagnia Il Portico degli Amici con la regia di Carlo Riva, è stato riproposto a scopo benefico dalla Società di San Vincenzo De Paoli domenica 21 settembre al Teatro Apollonio di Varese.

 

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Una scena del dramma in tre atti Pio IV

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