Amici del Sacro Monte

Associazione culturale fondata nel 1967

A cura di Sergio Redaelli

Finalmente! Ecco il volto del barone Giuseppe Baroffio Dall’Aglio

Barone Giuseppe Baroffio bFinalmente il barone Giuseppe Baroffio Dall'Aglio ha un volto e un ritratto fotografico. Lo ha trovato, insieme a quello della moglie Anna Maria Epis, l'architetto Alessandra Galli facendo ordine nei cimeli dell'Asilo Infantile di Lissago di cui l'anno prossimo ricorre il centenario della fondazione, voluta proprio dal barone. Il comitato Pro Asilo vorrebbe uscire l'anno prossimo con un fascicoletto e per realizzarlo sta valutando di unire le forze di Lissago, di Azzate e del Sacro Monte che al barone deve la donazione del museo a lui intitolato, ricco di capolavori d'arte.

"E' il regalo più bello che potessi ricevere per Natale!", sorride la conservatrice Laura Marazzi che da anni cercava, con vane indagini d'archivio, di dare una fisionomia al benemerito amministratore e grand'ufficiale dell'ordine della Corona d'Italia di cui sembrava scomparsa ogni immagine. Il quale, morendo, il 2 settembre 1929, lasciò tutto il patrimonio per testamento al santuario di S. Maria del Monte per costruire un museo, poi inaugurato nel 1936, chiuso e riaperto nel 2002 dopo una serie di restauri voluti da monsignor Pasquale Macchi.

Nato a Brescia nel 1859 dove il padre Gaetano era delegato provinciale, Giuseppe Baroffio fu nobile per vocazione più che per nascita: acquisì nel 1898 il titolo aristocratico (il padre era "solo" cavaliere dell'Impero Austriaco) e ottenne di aggiungere, al proprio, il casato dell'estinta famiglia Dall'Aglio.Anna Maria Epis b

Si sposò a sessantuno anni con Anna Maria Epis, sua coetanea e andò a vivere a Villa Cornelia di Azzate. Intelligente collezionista che ha voluto garantire vita e dignità alla sua raccolta, il barone non abitò mai al Sacro Monte, ma vi è sepolto nella cappella costruita all'inizio degli anni Venti nel nuovo cimitero insieme ai genitori, al patrigno Decio Arrigoni e alla moglie. Una semplice lapide all'interno lo ricorda come commendatore dell'ordine militare dei SS. Maurizio e Lazzaro, commendatore dell'ordine di Danilo I del Montenegro e console dell'Albania a Venezia.

Per oltre quarant'anni sindaco di Lissago prima che il borgo venisse aggregato a Varese, fu il primo podestà nominato in provincia, decano dei sindaci italiani e benefattore non occasionale dato che per ben quattordici anni presiedette la congregazione di carità di Azzate, dove fece costruire il nuovo asilo. Nel 1932, in seguito alla scomparsa della consorte e al cessato usufrutto dei beni, allora stimati intorno ai due milioni e mezzo di lire, si poterono attuare le disposizioni testamentarie con l'avvio dei lavori per la costruzione, vicino alla chiesa, del museo a lui intitolato.

Negli articoli che apparvero all'epoca sulla stampa locale si indicò che la raccolta donata era frutto dell'interesse collezionistico di ben tre generazioni, coronato dalla decisione lungimirante di vincolare parte del denaro lasciato e delle rendite future alla realizzazione del museo, parte a restauri necessari in santuario e parte all'acquisto di nuovi oggetti d'arte per rendere la collezione sempre più ricca e interessante. "Fides vim auget" (La fede accresce la forza), diceva il motto che accompagnava il suo stemma: per questo non gli sarà dispiaciuta l'idea di collocare nel suo museo, degnamente esposto, anche il patrimonio storico-artistico del prediletto santuario di S. Maria del Monte, quando i due musei furono, appunto, "unificati".

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